Draghi, la ripresa non galoppa ma c’è: anche Italia migliora

In Europa "la crescita sta tornando ma non e’ certo galoppante", dice il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che inserisce anche l’Italia tra i Paesi che "vanno meglio", a meta’ strada in Europa tra la Germania che va bene e le aree ancora sotto pressione. Mentre delle banche dice: sono state aiutate e ora devono fare la loro parte, "assumersi rischi utili all’economia, in particolare facendo prestiti alle piccole e medie imprese". E’ in una intervista al settimanale francese Le Journal du Dimanche che Mario Draghi ha fatto il punto sulla crisi in Europa: la ripresa c’e’, ma "e’ modesta, fragile, diseguale. La disoccupazione e’ sempre troppo alta ma sembra stabilizzarsi attorno a una media del 12%. Le esportazioni riprendono e, fatto nuovo, risalgono i consumi".

Le attese, ricorda il presidente della Bce, sono per una crescita del 1,1% nel 2014 e dell’1,5% nel 2015. In questo scenario, "la Germania va bene. La Francia, l’Italia e la Spagna vanno meglio. L’Olanda meno e Grecia e Portogallo restano sotto pressione". Proprio dalla Germania arriva, a sorpresa, l’addio di Joerg Asmussen dal board della Bce. Il membro tedesco lascia, per "motivi familiari" e va a ricoprire il ruolo di vice al dicastero del Lavoro nel terzo Governo di Angela Merkel. "Non ho preso questa decisione alla leggera", ha spiegato, raccogliendo il plauso di Draghi che ha definito il suo aiuto "straordinario nella definizione della politica monetaria degli ultimi due anni". Con Asmussen esce dal consiglio dell’Eurotower la parte piu’ moderata fra i ‘falchi’ tedeschi e gia’ si rincorrono le voci su un suo possibile successore, magari al femminile, visto che proprio lo stesso Asmussen e’ sempre stato sostenitore delle quote rosa. Secondo lo Spiegel la candidata piu’ accreditata e’ Sabine Lautenschlager, attuale vice del ‘falco’ per eccellenza, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.

La Germania "resta un esempio da seguire per gli altri membri dell’Ue", se va meglio e’ "perche’ si e’ data i mezzi per essere piu’ competitiva grazie a riforme strutturali coraggiose", come sul mercato del lavoro, ha detto Draghi. Mentre in coda sul fronte della crisi, in Grecia il programma di riforme messo a punto con la troika "sembra dare i suoi frutti", anche se "le riforme devono proseguire". Netta la stoccata del presidente della Bce in difesa della valuta unica: "La tesi populista che consiste nel pensare che uscendo dall’euro un’economia nazionale beneficerebbe all’istante di una svalutazione competitiva come ai vecchi tempi non sta in piedi". Se le elezioni europee a maggio potrebbero portare ad "una presenza parlamentare antieuropea piu’ forte di oggi", per Draghi spetta "a noi spiegare perche’ l’euro e’ stato e resta un progresso, una moneta del futuro. Sta a noi ricordare che l’integrazione europea e’ stato il miglior bastione per la pace. Spiegare che piu’ Europa, piu’ integrazione possono essere fattori di progresso, di rilancio e di prosperita’. Dobbiamo restituire la speranza".

Per Draghi ora un aiuto deve arrivare anche dalle banche: l’azione della Bce "ha restituito loro ossigeno. Talvolta hanno ricevuto aiuti e hanno potuto aumentare i fondi propri", ed ora "resta da convincerle ad assumere rischi utili all’economia, in particolare facendo prestiti alle Pmi".