Dopo crocefisso e presepe ci toglieranno il Natale? – di Leonardo Cecca

Purtroppo come era prevedibile anche quest’anno all’avvicinarsi del Natale dobbiamo assistere sviliti alle iniziative che i vari presidi prendono per non "turbare" la sensibilità" dei non cristiani. E’ vergognoso, mi si permetta tale espressione, che dirigenti di luoghi di cultura scendano così in basso per questioni ideologiche e/o per ostentare una ridicola quanto puerile integrazione, della quale forse non conoscono il reale significato.

La buona educazione ed un minimo senso di civiltà dovrebbero suggerire di rispettare il popolo che ospita unitamente alle sue tradizioni ed invece i nostri "ospiti" spesso avanzano pretese e ad esse si affianca l’increscioso e disdicevole crescendo di iniziative che culminano con l’abolizione del crocefisso, del presepe e dei canti natalizi.

Di questo fatto, pur essendo un non credente, mi vergogno amaramente e mi sorprende che di questo senso di vergogna non vengano assalite anche le persone al vertice delle istituzioni in quanto non si tratta di mettere in disparte la Natività, ma di una volgare pratica intesa ad annientare la nostra storia e le nostre tradizioni.

Anche la magistratura, così sollecita a far rispettare le leggi, non ravvisa in certi comportamenti un oltraggio alla nostra società, alla nostra storia ed alle nostre tradizioni ormai millenarie. Un popolo senza storia e senza tradizioni, mi sia concesso il paragone, è più sbandato di un gregge di pecore e, con questo andazzo, fra non molto avremo da imparare anche da questi umili quadrupedi.

Pur avendo indossato l’uniforme militare fino a pochi anni or sono, sono un ufficiale in pensione e, pertanto, avendo sempre nel cuore l’amor patrio e la nostra società, sto maturando l’intenzione di richiedere lo stato di apolide. Viene proprio da chiedersi se abbiamo raggiunto il fondo del barile, oppure dobbiamo scendere ancora più in basso.