Decadenza Berlusconi, appello ad Alfano: vada in piazza con Silvio – di Andrea Di Bella

Roberto Monaldo / LaPresse 19-09-2013 Roma Politica Inaugurazione della nuova sede di Forza Italia in p.zza S. Lorenzo in Lucina Nella foto Silvio Berlusconi, Angelino Alfano Roberto Monaldo / LaPresse 19-09-2013 Rome (Italy) Opening of the new headquarters of the Forza Italia party In the photo Silvio Berlusconi, Angelino Alfano

Per un attimo è forse il caso di prescindere da tutte le posizioni di parte assunte in questi ultimi giorni da commentatori politici, opinionisti, giornalisti, partiti, semplici cittadini. La questione è di interesse nazionale, c’è poco da discutere. La decadenza da senatore di Silvio Berlusconi è un fatto di interesse pubblico che riguarda il leader, piaccia o no, di milioni di italiani. Dal 1994, non da un giorno. E anche fosse diverso nulla cambierebbe. Aveva ragione Gianfranco Fini quando diceva che sulla questione giustizia non è possibile prescindere. Ma ha ragione anche l’amico Alessandro Sallusti, che dalle colonne del Giornale di ieri si è rivolto a Giorgio Napolitano con toni a tratti da vilipendio. E’ il termometro del Paese, che esplode su questioni che mai sarebbero state oggetto del dibattito politico, sociale, culturale ed etico se l’imputato non avesse avuto il nome che ha. Questo lo sanno a sinistra e lo sa (e sapeva) anche Gianfranco Fini.

Relativamente la questione, Napolitano si è posto e si continua a porre con un atteggiamento pregiudiziale e quantomeno discutibile, alla luce delle nuove carte che Berlusconi ha ottenuto dal fisco americano. Documenti che attesterebbero la estraneità personale agli illeciti che invece gli vengono contestati in Italia. Ma non è dentro alla questione giudiziaria il problema, la questione è un’altra ed è di tipo istituzionale.

In questa Nazione esiste un istituto che è quello della grazia, concessa dal Capo dello Stato su discrezione personale e insindacabile. L’ignominia a cui è sottoposto l’uomo di Stato Berlusconi, al di là di qualsiasi contaminazione, è inverosimile e spropositata. Questo lo sanno al Quirinale come anche in Parlamento. E anche successivamente all’invito rivolto dallo stesso Berlusconi a Napolitano durante la convention dei giovani di Forza Italia (cioè quello di concedergli la grazia senza nemmeno chiederla), il Quirinale s’è posto di traverso tra il rappresentato e i rappresentanti, dove per “rappresentato” si intendono i milioni di cittadini che si riconoscono in Berlusconi; e per rappresentante si intende lo stesso Berlusconi. Vale o no questa benedetta (maledetta) democrazia e questo diritto alla rappresentanza dei cittadini? Il Presidente di una Repubblica Parlamentare com’è quella nostra, è il vero garante dell’Unità Nazionale e quindi di tutti i cittadini, o ricopre quel ruolo a tutela di una sola parte infischiandosene di ciò che pensa tutto il resto?

Si ha la spiacevole ed inspiegabile sensazione che l’elettorato moderato che si lasci ancora rappresentare da Forza Italia e da Berlusconi non abbia alcun tipo di tutela sul monte più alto di Roma. E’ una certezza, più che una sensazione. Com’è una certezza che i distinguo di questa domenica dell’ex segretario del Popolo della Libertà, Angelino Alfano, hanno francamente deluso molto chi intende la lealtà e la vicinanza anche nei fatti e non solo a parole. La presa di distanza relativamente la manifestazione a sostegno del Cavaliere organizzata per domani a Roma in concomitanza con la sua decadenza da senatore, è qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato da Alfano. Ha sbagliato anche Berlusconi ad appellarsi al “senso di responsabilità” dei senatori democratici e grillini scrivendo loro una lettera sentita e a tratti drammatica, essendo questi ultimi i primi ad avere accelerato il percorso parlamentare che porta alla decadenza dal seggio legittimamente occupato, richiedendo ed ottenendo perfino una modifica del regolamento parlamentare mai cambiato prima nella storia d’Italia.

Un appello ad Angelino Alfano: vada personalmente in via del Plebiscito a Roma domani mattina e mostri vicinanza almeno personale (se non politica) all’uomo cui deve tutto. Credo nel progetto del Nuovo Centrodestra perché catalizzatore di consenso alternativo a quello più radicato e “personale” di Berlusconi. Ma nessuno in questo nuovo movimento si renda complice di chi lo descrive come un covo di traditori alla stregua di un Gianfranco Fini qualsiasi. Non voglio pensarlo e non lo penso. Sia il primo Alfano a smentire tutti domani mattina.