Coerenza, virtù dimenticata – di Emanuele Esposito

In Italia c’e’ stata sempre una grande e frequentatissima scuola di Coerenza, di grande tradizione e di alto valore democratico: ottimi maestri hanno allevato i loro discepoli con la stessa cura dei contadini che innaffiano i semi sperando in un raccolto abbondante. I suoi allievi sono sparsi per tutto il territorio nazionale a diffondere tra gli interessati gli insegnamenti appresi.

Le tante promesse, i tanti slogan che abbiamo sentito dai politici durante questi 68 anni di Repubblica Italiana sono frutto di questa memoria storica che i governanti mantengono e si tramandano nei loro discorsi.

In tutte le campagne elettorali le parole più usate sono state "meno tasse e più lavoro". Berlusconi promise un milione di posti, l’attuale premier promette di rottamare e di cambiare verso. E intanto gli indicatori economici nazionali certificano un aumento sproporzionato delle tasse e una preoccupante diminuzione del lavoro.

La coerenza, non solo in politica ma anche nella vita di ogni giorno, deve essere la prima virtu’ di una persona: a noi genitori gli psicologi raccomandano di non fare ai nostri figli promesse che non potremo mantenere, per non perdere la nostra credibilità e la loro fiducia. Ma le stesse preoccupazioni non dovrebbero averle i politici nei confronti dei loro elettori? O forse sono proprio gli elettori a non meritare stima per aver continuato a votare per anni le stesse persone? Quale coerenza ci si puo’ aspettare da gente che da 30 anni ad ogni tornata elettorale ripete le stesse cose senza provare vergogna?

Tocca a noi riscattarci e dare un taglio ad inutili speranze, cercando per una volta di essere coerenti con noi stessi. Non lamentiamoci sempre del politici perchè siamo stati per anni complici dei loro imbrogli: li abbiamo votati e sapevamo, vedevamo, capivamo.

La prossima volta non dovrà succedere che il solito venditore di promesse riceva il solito consenso; siamo diventati cittadini attenti e consapevoli: prima di votare leggeremo in rete il curriculum di ogni nuovo candidato e valuteremo le sue dichiarazioni con la dovuta prudenza. Ma certamente lasceremo a casa i furbastri cresciuti alla scuola di Coerenza della vecchia politica.