Cina punta sui droni, caccia ai segreti tecnologia Usa

La Cina a caccia dei segreti americani sui droni. Un gruppo di hacker chiamato ‘Comment Crew’ e’ da quasi due anni impegnato a contattare o reclutare "contractor" stranieri in grado di svelare i segreti della tecnologia a stelle e strisce per i velivoli senza pilota, in quella che da alcuni osservatori viene definita come la ”maggiore campagna finora messa in atto sui droni”. Una campagna che mostra la volonta’ cinese di creare un proprio esercito di "aerei fantasma" per mettersi in diretta concorrenza con quello americano.

Secondo stime non ufficiali solo l’aeronautica cinese contava, alla meta’ del 2011, su 280 droni ma per gli esperti le altre divisioni dell’esercito ne hanno migliaia, in una flotta che complessivamente e’ inferiore solo a quella americana, prima incontrastata con 7.000 droni. Pechino e l’esercito cinese vogliono far si’ che la Cina sia in prima linea nella produzione di droni, sia per l’uso da parte delle autorita’ del Paese sia per l’export. La Cina ha iniziato di recente a inviare i propri droni in potenziali aree di combattimento, come dimostrato dal velivolo senza pilota insediato nei pressi dell’isola contesa con il Giappone. E ha anche venduto droni ‘made in China’ simili al modello americano ‘Predator’ a paesi stranieri per meno di un milione di dollari l’uno. Gli analisti militari ritengono che la Cina stia tentando da tempo di replicare il design dei droni stranieri, e i modelli esposti ai recenti "air show" mostrano come Pechino stia lentamente riuscendo nel suo intento.

"Il cyberspionaggio e’ uno degli strumenti dell’ampio sforzo che le autorita’ cinesi stanno compiendo da anni per lo sviluppo di droni made in China", afferma Ian Easton, analista militare dell’istituto Project 2049, con il New York Times. La pirateria e i crescenti contatti con esperti stranieri sui droni ”possono far risparmiare alla Cina anni e le possono consentire di evitare errori”. Il timore e’ che Pechino possa utilizzare gli aerei senza pilota anche per la sorveglianza o per potenziali attacchi all’interno della stessa Cina, come dimostrato dalla partecipazione di funzionari militari e addetti alla sicurezza nazionale ai vari incontri sui droni.