Chissenefrega dell’art. 18, in Italia non c’è lavoro! – di Leonardo Cecca

Mi permetto un’osservazione da persona qualunque, ma che, a spanne, non mi sembra affatto campata in aria. Tutta la manfrina che Renzi e sindacati stanno facendo sul famigerato articolo 18 sembra che sia soltanto una diatriba tra chi non ha testa, ma ha necessità di dimostrare la sua esistenza, e chi vuole mostrare la sua capacità di decidere, o meglio di comandare. Anche il Vativcano, che ho sempre criticato per le sue intromissioni sulle questioni nazionali, ha sentito il bisogno di dire la sua, cioè che l’articolo 18 è un falso problema e che i giochetti che si fanno su di esso possono provocare solo povertà e morti.

Purtroppo la povertà ed eventuali morti non interessano a coloro che siedono nelle istituzioni e/o a quelli che, con la faccia di chi ha sulle spalle i problemi e le sorti dei lavoratori, marcia in testa ai cortei, ultima carta rimasta ai sindacati. E’ un falso problema, in quanto si può difendere e/o salvare soltanto qualcosa che c’è: il lavoro prima di difenderlo bisogna crearlo.

Purtroppo in Italia Renzi e sindacati si comportano come Don Chischiotte con i mulini a vento e non pensano, o non riescono a capire per ragioni di bassa bottega, che in Italia c’è urgenza di smettere con ridicole diatribe e fare qualcosa di serio e di onesto.

Le medicine sono quelle che i dotti economisti, di certo non Monti, ed imprenditori predicano da anni: diminuzione delle tasse, riduzione del costo dell’energia per scopi industriali, eliminazione di tutto quel carrozzone burocratico che crea solo clientelismo, ritardi e mazzette e la possibilità per gli imprenditori ed i privati di accedere al denaro che le banche si tengono ben stretto. Solo così si possono mettere in atto tutte quelle provvidenze per assicurare ai lavoratori certezze per il futuro.

Senza questa semplice medicina, che chissà per quale arcano motivo non viene condivisa e messa in atto, nessun imprenditore, a meno che non sia un pazzo e/o abbia appoggi altolocati, si può avventurare in un’impresa che con molte probabilità lo porterà al fallimento: tutte le partite IVA e le imprese che chiudono ne sono la prova provata. 

Dopo le smerluzzate in faccia che il governo ha preso dall’Ue per la questione degli immigrati, ci mancava quella da parte dei Vescovi: forse Renzi sta pensando, una volta fuori dalla politica, di aprire un banco di prodotti ittici in un mercato rionale.

A rasserenare gli animi c’è però la comunicazione da parte della CGIA di Mestre dell’ennesimo miracolo italiano: dal 2011, anno dal quale si sono succeduti i tre governi di Napolitano, il debito pubblico è aumentato del 10%, in barba ai ridicoli proclami dei premier che annunciavano ciarlatanamente drastici ridimensionamenti della spesa pubblica e nonostante i deplorevoli aumenti delle tasse.

Ci inorgoglisce anche quanto dichiarato da Renzi al suo ritorno dagli U.S.A.: "Nel mio intervento all’Onu ho portato la voce dell’Italia e ho voluto rappresentare la dignità e l’orgoglio di sessanta milioni di italiani che sanno che i valori di civiltà, bellezza, uguaglianza, di contrarietà alla pena di morte sono valori che fanno parte della storia del nostro Paese". Peccato che tra tante parole e discorsi non abbia trovato il tempo per affrontare la questione dei due Marò. Che si sia vergognato?