Chi vuol togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini – di Leonardo Cecca

Per i comunisti ed i postcomunisti non c’è mai pace, devono per forza demonizzare qualcuno, individuare un nemico, vivo o morto che sia non importa, e questa affannosa ricerca non fa altro che evidenziare la loro assenza di idee concrete, di programmi seri e di coesione interna, gravi mancanze che cercano in ogni modo di mascherare, ma è un gioco inutile.

Da quando la magistratura e Napolitano si sono quasi accollati del tutto l’onere di allontanare Berlusconi dalla politica, non avendo più un politico vivente da combattere, si sono rivolti al passato e così da qualche anno hanno inventato l’hobby di far abrogare le varie cittadinanze onorarie che durante il fascismo furono attribuite a Benito Mussolini. In un recente passato ci sono stati tentativi, andati a vuoto, nelle città di Varese, Firenze e Ravenna, ora è la volta di Bologna.

Non voglio minimamente addentrarmi nei meriti e nei demeriti del fascismo, la storia è storia, basta soltanto leggerla e valutarla con animo sereno. Quando poi si parla del ventennio, che non ho vissuto, mi sorge spontanea una domanda: tutti gli antifascisti che sono spuntati come funghi all’indomani dell’8 settembre prima dove stavano, erano in vacanza alle Bermuda, oppure tranne i pochi seri ed onesti, simpatizzavano o erano compiacenti verso le camicie nere?

Tornando alla questione odierna, sorprende che queste iniziative vengano prese da chi ricevette con tutti gli onori Arafat, con tanto di pistola alla cintola, in Parlamento, da coloro che ebbero un esponente politico di spicco andare a braccetto con gli ayatollah, da chi non ha un minimo di dignità per far togliere dalla toponomastica delle nostre città i nomi di Togliatti e di Stalin, da chi ha avuto la spudorata sfrontatezza di far mettere in Parlamento una targa in memoria di chi morì nel tentativo di fracassare la testa ad un carabiniere durante la vergognosa protesta per il G8 di Genova.

Non è stata forse la sinistra con in testa Napolitano, colui che faceva il tifo per i sovietici durante la rivolta magiara, a far pressioni sul governo Berlusconi per far intraprendere alla "democratica" coalizione la deplorevole guerra contro Gheddafi con tutti i risvolti negativi, economici, energetici e, soprattutto, quelli relativi all’immigrazione via mare, che ora ha assunto dimensioni di un vero esodo, che ne sono derivati? Guerra della quale spudoratamente coloro che l’hanno benedetta non parlano più, è caduta nel dimenticatoio, poichè si vergognano, alla pari delle stragi compiute da Stalin. Vabbé, i postcomunisti non si smentiscono mai: durante un governo Berlusconi crollò un muretto di sostegno a Pompei. Ne fu fatta una campagna contro il ministro Bondi che poi si dimise. Da allora crolli e furti si sono moltiplicati, ma nessuna colpa è stata attribuita ai ministri di sinistra che si sono succeduti.