Centrodestra, il politologo: ‘Renzi e Salvini si spartiscono Berlusconi’

Giovanni Orsina, politologo e storico della Luiss di Roma, guardando alla situazione politica attuale, e soprattutto all’area dei moderati, commenta: la deriva lepenista la Lega Nord "l’ha già presa e con convinzione. Crescerà? Certo. Esattamente come fa Renzi da sinistra, Salvini affonda il coltello nel burro di Forza Italia. Quando Berlusconi dice di sì ai patti di convivenza degli omosessuali, quando si pronuncia a favore della cittadinanza per i figli degli immigrati, perde automaticamente un milione di voti. I due Matteo hanno stretto un’alleanza di fatto per dividersi il cadavere dell’elettorato di Berlusconi, visto che Berlusconi stesso non lo presidia. Ai moderati disposti a votare Renzi contro la Camusso, corrispondono altrettanti moderati disposti a votare Salvini contro Berlusconi. Dopodiché quanto potrà crescere questa Lega? Ci sono molti voti in libera uscita. Non solo quelli di Berlusconi. Anche Grillo può cedere consensi. Ma non dimentichiamo che, essendo macroscopico il partito dell’astensione, tutti possono crescere attingendo da lì. Detto questo, dove può arrivare la Lega? Al 18%? Al 20? Non credo possa ambire a una quota maggiore. A meno che questa crisi continui così ancora cinque anni. Perché, allora, tutto può succedere".  

Orsina analizza poi perché Berlusconi oggi "non tiene in alcun interesse le ragioni del suo partito" facendo tre ipotesi: "La prima è che il Cavaliere, consapevole di non riuscire ormai più a essere maggioritario nel Paese, punti a mantenere una sorta di potere di interdizione verso Renzi", la seconda ipotesi è che "si stia comportando da vero padre della patria e cioè che, nell’interesse del Paese abbia accantonato il bipolarismo muscolare di un tempo, che ha paralizzato l’Italia, e che sia oggi più collaborativo, nella convinzione che un giorno, magari fra una quindicina d’anni, tornerà il turno del centrodestra". Infine la terza ipotesi: "E’ quella che l’interesse che lo muova sia eminentemente economico e non politico: che l’accordo con Renzi miri cioè alla salvaguardia delle sue aziende, lasciando al premier il campo politico".