Una se la dà da solo, quando ammette a Porta a Porta: avrei voluto le preferenze, ma Berlusconi ha detto no (dunque, non eri tu a condurre il gioco?). L’altra gliela dà colui che ha voluto (ipocritamente) come presidente del suo partito, quel Cuperlo gran signore, sobrio ed elegante nell’eloquio e nei gesti, che tanti elettori di sinistra (e non solo) mostrano di apprezzare. Perchè Cuperlo esprime con misura e con calma bersaniana i valori ancora sentiti dal suo popolo, senza addurre l’alibi del partito postideologico con cui il giovane ambizioso sindaco-segretario nasconde la voglia di vincere ad ogni costo e con qualsiasi tipo di consenso. Non è vero che la sinistra è morta, non è vero che la destra è Berlusconi. Berlusconi rappresenta un solo partito: il suo; un solo popolo, il suo.
Renzi parla troppo e inciampa sulle sue stesse parole; il suo atteggiamento non mi è nuovo, proprio perchè nello stile padronale che ben conosco, ma più sfrontato e irridente perchè rivolto verso i suoi stessi compagni di viaggio. Alla direzione del partito ringrazia il Cavaliere mentre mena stoccate a chi osa dissentire dalle sue decisioni irrevocabili: prendere o lasciare, dice ai presenti; e poi si scopre che queste parole non le ha sapute pronunciare nell’incontro con Berlusconi; si scopre che nella fretta di portare a casa qualcosa di pronto ha ceduto sulle preferenze e che ha inconsapevolmente cucinato per Silvio il piatto freddo della vendetta, indigesto a molti, nel merito e nel metodo.
Dunque, in appena un mese Renzi avrebbe raggiunto obiettivi impossibili? Questo sarebbe il suo vanto? La risposta è quella che si raccomanda ai bimbi delle elementari: presto e bene non vanno insieme. Calma, segretario!
































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