BlackRock, il padrone del mondo – di Roberto Zanni

Si possono fare alcuni nomi: Citigroup, Bank of America, JPMorgan Chase, poi Exxon Mobil, Shell, ma anche Apple,  McDonald’s e Nestlè. Tutti giganti nei loro settori. Che cosa hanno in comune? Il singolo azionista più importante. Un nome che adesso anche in Italia sta diventando famoso: BlackRock, il più grande investitore a livello mondiale, che controlla direttamente un patrimonio di 4,1 trilioni di dollari (quasi come tutti gli altri private-equity e gli hedge funds messi assieme) oltre ad ulteriori 11 trilioni di dollari attraverso la propria piattaforma di trading Aladdin. Una potenza che in pochi conoscono, se non chi nell’ambito dell’alta e altissima finanza ci lavora, quotidianamente.

Creato nel 1988 da un gruppo di ‘Wall Streeters’ guidato da Larry Fink, che ne è ancora il grande capo, BlackRock il suo successo se l’è creato offrendo prodotti ‘passivi’ di investimento, come i fondi indicizzati quotati che sono alternative ai fondi comuni. Un settore che è cresciuto in fretta con BlackRock che ne è diventato il number one, grazie anche al proprio marchio iShares. I suoi clienti spaziano in ogni settore, ma come spiegano gli esperti, non è stato questo il solo motivo di una scalata che forse non ha precedenti, perchè il successo è dovuto anche alla gestione attiva del rischio del proprio portafoglio. Così all’inizio BlackRock è stato il leader nei titoli garantiti da ipoteca, ma grazie a una analisi a dir poco approfondita di tutto il patrimonio gestito, BlackRock ha evitato crolli tipo quello, tristemente famoso, della Lehman, anzi in quei momenti di enorme crisi, dal 2008 in avanti, si è trasformata in consulente del governo americano, e non solo, dando preziosi suggerimenti su come mantenere in attività il sistema finanziario in quel periodo, subentrando poi anche a diversi istituti che al contrario non erano stati capaci di contrastare la crisi. E rispetto alle grandi banche americane, che solo grazie ai soldi del governo federale sono riuscite a evitare il crollo, BlackRock si è distinta per il valore offerto ai clienti, crescendo in maniera esponenziale e rapida.

A differenza delle banche, dove prestiti e depositi vanno ad incidere sulle attività e passività di bilancio, BlackRock è un semplice (se questa parola si può usare in questo caso) gestore del denaro altrui, detiene il controllo degli investimenti che effettua per altri, che conferisce all’istituto una grande influenza, senza subirne le perdite e nemmeno i profitti. Con questo sistema, mentre le banche possono andare in crisi anche solo per la perdita di una frazione dei loro beni, BlackRock trasmette ai clienti le eventuali carenze e può resistere a urti economici molto maggiori rispetto agli istituti finanziari tradizionali. Infatti raccogliendo beni a buon mercato da venditori in difficoltà, diventa un gestore patrimoniale il cui potere economico stabilizza piuttosto che sconvolgere i mercati.

Sede a New York, BlackRock Inc. inizialmente faceva parte della Blackstone Group, e una volta creata, la nuova società è fatta funzionare da otto persone che lavorano tutte in una stessa stanza e solo nel 1992 fu presa l’attuale denominazione. Adesso è una potenza mondiale, presente in 30 Paesi e in Italia sta allargando le proprie partecipazioni: Monte dei Paschi, Intesa San Paolo, Unicredit, ma è presente anche nella Telecom e ha partecipazioni anche in Generali, Fiat Industrial e Mediaset e degli 83 miliardi di dollari investiti dagli istituzionali USA a Piazza Affari, pari al 22% dell’intera capitalizzazione della Borsa, alla fine dello scorso febbraio 14,7 miliardi erano riconducibili a BlackRock ai quali si devono aggiungere i recenti investimenti che l’hanno fatto diventare il primo azionista di Unicredit. Ecco che gli americani guardano all’Italia e se lo fa un colosso come BlakcRock non si può trattare altro che di un fatto positivo, anche perchè, dai dati finanziari 2013, gli americani in Italia hanno puntato forte, con quasi 30 miliardi di euro. Una riscoperta, quella italiana, dovuta al fatto che, meno male, i colossi finanziari oltre ai prezzi bassi vedono sintomi di crescita e uno degli esempi è proprio il settore bancario, che si trova ai minimi storici e che quindi non può far altro che salire, così se a gennaio 2013 i fondi a stelle e strisce detenevano il 15% delle azioni, un anno dopo sono saliti al 22%.