Berlusconi chiude il caso Alfano e guarda alla Cassazione

La decisione del Partito Democratico di votare contro la sfiducia ad Angelino Alfano sembra riportare il sereno a palazzo Grazioli dove Silvio Berlusconi fino a tarda notte e’ rimasto riunito con lo stato maggiore del Pdl. Il Cavaliere guarda quindi avanti, alla prossima scadenza della Cassazione e, intanto, mette i suoi paletti sulla sentenza Mediaset con un documento a firma Pdl che parte dal presupposto della risibilita’ delle accuse della magistratura. Il caminetto di guerra di ieri era stato predisposto per studiare eventuali controffensive nel caso in cui la poltrona del segretario del partito al ministero dell’Interno fosse stata messa in discussione. Ipotesi che l’ex premier, visto il muro difensivo dei big del partito,ha poi derubricato ribadendo comunque che su Alfano non si accettano compromessi.

Domani, venerdì 19 luglio, salvo colpi di scena, la mina della sfiducia al titolare del Viminale sara’ resa inoffensiva dal voto contrario del Pd anche se questo non vuol dire che le fibrillazioni per l’esecutivo siano terminate. L’ex capo del governo e’ consapevole della delicatezza del passaggio, ecco perche’ domani, con ogni probabilita’, sara’ a palazzo Madama ad ascoltare Enrico Letta a dimostrare che il Popolo della Liberta’ ha tutta l’intenzione che l’esecutivo prosegua il suo cammino.

L’intenzione di Berlusconi era proprio quella di chiudere il prima possibile il ‘dossier’ Alfano per evitare tensioni man mano chi si avvicina la fine del mese. Il 30 luglio infatti in Cassazione ci sara’ l’udienza per il processo Mediaset. Difficile non ipotizzare che l’eventuale condanna in via definitiva del Cavaliere non abbia ricadute sul governo. Ne sono consapevoli a palazzo Chigi cosi’ come al Quirinale. Non e’ un caso infatti che Giorgio Napolitano nel suo intervento oggi alla cerimonia del ventaglio abbia chiamato in causa direttamente il Cavaliere invitando apertamente a ”sgombrare il campo da sovrapposizioni improprie, come quelle tra vicende giudiziarie e prospettive di vita dell’eventuale governo”. Il presidente della Repubblica ha poi chiesto ”rispetto” e fiducia per la Suprema Corte e, contestualmente, di "affidarsi" correttamente "all’esercizio dei diritti e delle ragioni della difesa". Quanto all’ex premier, la linea non cambia: Berlusconi continua a dirsi fiducioso sulla sentenza perche’ – e’ il ragionamento – ”dalle carte emergera’ la mia assoluta innocenza”. Una convinzione che viene supportata anche da un documento politico (13 pagine) diffuso questa mattina dal partito e messo on line sul sito. Nel testo si ripercorrono le tappe processuali smontando punto per punto le tesi dell’accusa: "in qualunque altra sede giudiziaria” diversa da Milano il processo Mediaset si sarebbe concluso con ”una sentenza piu’ che assolutoria”, si legge in un passaggio, mentre l’impianto del processo si basa "su teoremi accusatori che sono stati protratti all’infinito solo per poter arrivare a condannare il nemico ideologico e politico Silvio Berlusconi". Nel documento poi si sottolinea come il processo sia costato alle casse dello Stato ”circa una 20 di milioni di euro". Ma e’ proprio nei dettagli della vicenda che l’ex premier ripone la sua speranza nella Cassazione. La convinzione che circola in ambienti pidiellini e’ che i magistrati della Suprema Corte nello studiare i dossier e le eccezioni presentate dal collegio difensivo possano individuare l’esistenza del legittimo impedimento e rinviare, con una procedura tecnica, la sentenza anche a fine anno. L’altra ipotesi che circola, su cui pero’ nessuno crede molto, e’ che la Cassazione possa annullare tutto il processo per un vizio di forma.