Angelino Alfano fra gli squali Renzi, Grillo e Berlusconi – di Margherita Genovese

Non e’ Alfano che il nuovo eroe dei media Matteo Renzi vuole "asfaltare": troppo piccolo per i grandi numeri che il sindaco di Firenze vuole portare a casa, e troppo poco "personaggio" per oscurare la sua stella. E cosi’ la maledizione di Montezuma, cioe’ di Bersani, si ripete anche con il nuovo segretario rottamatore, tutto preso e compreso dalla strategia dello scouting verso il M5Stelle: unica differenza, questa volta non e’ tra gli eletti che il Pd si avvita, ma tra gli elettori. Alla ricerca dell’elettorato perduto, Renzi sfida Grillo sul programma e lo chiama a sottoscrivere riforme comuni per cambiare il Paese. Errore! Nemmeno lui ha capito che il Grillo sfascista, sparante e sparlante, non ha nessuna intenzione di riformare istituzioni, economia e società, perchè perderebbe immediatamente l’appeal verso il suo elettorato di riferimento, fatto di gente arrabbiata, povera di spirito e piena di rancore, che dà tutte le colpe della sua esclusione sociale alla crisi e invece di rimboccarsi le maniche e cercare di reinventarsi, mira a distruggere l’Italia, della serie: “Muoia Sansone con tutti i Filistei"…

Dinanzi ai media che, inconsapevoli o irresponsabili, alimentano questo clima di tensione aprendo autostrade di visibilità ai protestatari (Forconi!) che già nella scelta del nome evocano il Terrore Rosso di Robespierre, il premier Letta, di cui personalmente apprezzo il coraggio, continua a offrire al mondo un’immagine di leggerezza e di fiducia che punta a parer mio a preparare il cammino verso rapporti paritari con l’Europa dei forti e a cercare possibili vantaggi futuri nell’approssimarsi delle grandi occasioni del semestre europeo e dell’Expo 2015.

Perch la leggerezza non diventi vacuità e non dia al Renzi scalpitante la scusa per nuove elezioni (primo firmatario il vecchio lupo di mare Silvio Berlusconi), sarebbe opportuno procedere inversamente rispetto alle istanze che Renzi mette avanti: prima di tutto, e subito, cambiamo le leggi sul lavoro e sull’economia, e chissenefrega della legge elettorale o della Bossi-Fini o dei diritti civili portati all’eccesso. Vengano dopo, abbiamo un anno di tempo.

Dimostrino i politici che hanno a cuore la disperazione dei disoccupati che chiedono il diritto al lavoro, non dei nullafacenti che vogliono il salario garantito per diritto di esistenza; dimostrino che sanno sollecitare le imprese ad investire in capitale umano e che sanno far crescere come merita l’industria più competitiva del nostro Paese: quel mady in Italy tanto imitato e tanto poco tutelato che rappresenta il nostro tesoro più grande.

E’ in questo tipo di politica che il buon Alfano, attaccato da destra e da sinistra, può trovare lo spazio giusto per liberarsi della sindrome di Icaro ed evitare di sfracellarsi al suolo: l’amicizia e la stima di Enrico Letta gli consentono di trovare il modo per intestarsi qualche successo di coalizione e sopravvivere tra gli squali Renzi, Grillo e Berlusconi. Un volo a planare con ali non posticce, per mostrare a chi è stanco di protagonisti autoreferenziali che non c’è bisogno di urlare per essere ascoltati. E che il Paese può ripartire.