Alcol, in Europa si beve il doppio della media mondiale

"Con oltre 55 milioni di adulti a maggior rischio, piu’ di 195.000 morti e 23 milioni di alcoldipendenti l’Europa e’ l’area geografica in cui il consumo medio di alcol e’ il doppio rispetto alla media mondiale". Lo rende noto Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol- Cnesps, in occasione dell’Alcohol prevention day promosso dall’Istituto superiore di sanita’ (Iss) oggi a Roma.

DANNI PROVOCATI DALL’ALCOL IN EUROPA – "La media di 30 grammi pro-capite di alcol consumato al giorno in Europa e’ causa di 132.000 nuovi casi di cancro e di un impatto registrabile in mortalita’, morbilita’ e disabilita’ per oltre 60 malattie con costi che nel 2003 incidevano per l’ 1,3% sul Pil europeo, di cui 66 miliardi solo per la componente legata ai problemi alcol-correlati". L’alcol e’ in Europa il "secondo fattore di rischio in termini di mortalita’, morbilita’ e disabilita’- prosegue Scafato- per questo motivo gli Stati membri hanno congiuntamente aderito nel 2006 alle priorita’ individuate dalla strategia comunitaria ‘EU strategy to support Member States in reducing alcohol related harm’, adottata dal Parlamento europeo al fine di contrastare l’impatto alcolcorrelato".

LA SFIDA – La sfida principale, secondo Scafato, e’ rappresentata "dall’adozione di policy che partano dalla valutazione d’impatto e dal monitoraggio epidemiologico utili a identificare azioni le cui competenze non siano solo sanitarie ma coinvolgano, ad esempio, responsabilita’ nei settori della produzione, del marketing, della sicurezza stradale".

Un’azione centrale e’ attribuibile "all’incremento della consapevolezza sui rischi e sui danni causati dal consumo di bevande alcoliche e all’informazione alla popolazione sulle quantita’ che sono rilevate associarsi a un sicuro incremento del rischio individuale". 

Pur non essendoci "livelli di consumo da considerarsi sicuri- fa sapere l’esperto dell’Iss- non potendosi identificare soglie sotto le quali sia possibile considerare nullo il rischio individuale del consumatore, numerose nazioni hanno sviluppato linee guida ‘a basso rischio’ per sollecitare attenzione e consapevolezza da parte di chi consuma nel tentativo di minimizzare l’esposizione a conseguenze evitabili".

Il rilievo dall’attuale "mancanza di sinergia tra gli Stati membri, sia nel rilevamento armonizzato dei consumi alcolici, sia nelle strategie impiegate per sensibilizzare la popolazione generale attraverso linee guida univoche rivolte a contrastare i danni alcol-correlati e favorire la riduzione del consumo a rischio- precisa- ha sollecitato una verifica e una valutazione congiunta preliminare delle ‘low-risk guidelines’ esistenti, attuata tramite la collaborazione Eu/Oms. Cio’ ha contribuito nel 2012 a segnalare l’estrema variabilita’ nell’adozione di linee guida, nelle modalita’ di definizione, nelle modalita’ in uso di articolazione per target e contesti".

NUOVE LINEE GUIDA DEL CONSUMO DI ALCOL – "E’ necessario approfondire le caratteristiche della variabilita’ nell’adozione di linee guida, mirando a un’armonizzazione e un consenso di piu’ ampio respiro per l’Unione europea", aggiunge Scafato. Il medico ricorda che l’alcol non e’ "un nutriente e fornisce 7 chilocalorie al grammo". Le quantita’ indicate in Italia, ad esempio, sono riscontrabili "in 1 unita’ alcolica, che equivale a 12 grammi di alcol (ovvero 1 bicchiere da 125 ml di vino o una bottiglia da 330 ml di birra). Questa quantita’ corrisponde ai limiti di consumo giornaliero di bevande alcoliche da non superare mai per la donna, per gli ultra65enni e per i giovani tra i 18 e i 21 ann. Sono invece consentite 2 unita’ alcoliche- rimarca l’esperto- quale limite massimo per l’uomo, mentre deve essere zero per tutti i soggetti al di sotto dei 18 anni".

IL PROGRAMMA DI AZIONE COMUNITARIA IN MATERIA DI SALUTE – È nata la Joint action on reducing alcohol related harm (Rarha), finanziata nell’ambito del secondo programma di azione comunitaria in materia di salute e specificamente diretta al problema dell’alcol. È una "risposta alle esigenze di mobilitare gli Stati membri e favorire la cooperazione per lo sviluppo e la condivisione di un approccio comune in linea con la strategia europea sull’Alcol".

È stata promossa su iniziativa dei rappresentanti degli Stati membri coinvolti nel Committee on national alcohol policy and action (Cnapa), l’organismo creato dalla Commissione europea per supportare l’implementazione della strategia europea sull’alcol e in cui l’Istituto superiore di Sanita’ rappresenta l’Italia su nomina governativa.

Le attivita’ della joint action sono svolte in stretto e continuo contatto con il Cnapa, che avra’ funzioni di guida e indirizzo, cosi’ da assicurare l’aderenza alle esigenze dei singoli Stati Membri. La Rarha durera’ 3 anni (2014-2016), ed e’ coordinata dal Portogallo. Coinvolge 30 nazioni europee (27 Stati membri piu’ Islanda, Norvegia e Svizzera) rappresentate da enti e istituzioni pubbliche, Ong e universita’, affiancate da organizzazioni internazionali quali: lo European monitoring centre for drugs and drug addiction (Emcdda), il Who, il Gruppo Pompidou e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), per un totale di 32 associated partners e 28 collaborating partners.