2015 e incognita Quirinale: la giornata politica

Il discorso di congedo di Giorgio Napolitano per la fine d’anno e’ molto atteso da tutte le forze politiche. Anche da quelle che, come Lega e M5S, lo contestano. Il motivo e’ semplice: avviera’ di fatto la seconda fase della legislatura. Quale che sia la data delle sue dimissioni, il capo dello Stato aprira’ una pagina nuova, quella in cui il governo Renzi dovra’ navigare in mare aperto realizzando quel programma che e’ anche frutto dell’impegno profuso in questi anni dal Quirinale sulle riforme. Difficile dunque negare che la successione a ”re Giorgio” non sia anche un test politico del renzismo, sebbene il Rottamatore si sia affannato ad escluderlo.

Il premier si trovera’ infatti privo dell’ombrello protettivo del Colle per un tempo difficile da quantificare, ma dovra’ dimostrare che la tabella di marcia non cambia. Ne deriva che la scelta del nuovo presidente della Repubblica e’ cruciale non solo per l’opposizione, e in particolare per Silvio Berlusconi che insiste per la scelta di un vero arbitro, ma per lo stesso capo del governo. Renzi e’ chiamato a rispettare la promessa di una scelta condivisa con il Cavaliere (conditio sine qua non della tenuta del Patto del Nazareno) e allo stesso tempo ad individuare un nome autorevole e indipendente che difenda in qualche modo il cammino fin qui compiuto sulle riforme. Una figura che non sia tanto ingombrante da fare ombra al blairismo di palazzo Chigi (dove si respinge con fermezza l’accusa di aver varato riforme di destra, cosa che era capitata anche al leader britannico) e che allo stesso tempo abbia lo spessore istituzionale per esercitare la sua moral suasion su un quadro politico in profonda evoluzione. Renzi ha fatto capire di non temere i franchi tiratori.

Da dove deriva tanta sicurezza, dopo il caso dei 101 che affossarono la candidatura di Romano Prodi? Puo’ trattarsi naturalmente di puro tatticismo ma e’ un comportamento che avrebbe vita breve alla prova del voto segreto. E del resto la prova generale si avra’ gia’ ai primi di gennaio con le votazioni in Senato dell’Italicum. L’impressione e’ invece che l’intesa tra Renzi e Berlusconi sia tanto solida da essere prossima all’ individuazione del nome da condividere anche con i centristi (che – come ricorda Fabrizio Cicchitto – contano su circa 100 parlamentari).

Quando esclude che possano manifestarsi i 220 frondisti pronosticati dal dem Ugo Sposetti, il premier sembra guardare proprio a questo perimetro, magari allargato ai fuoriusciti dai 5 stelle (che sono circa una ventina): un’area capace di incassare anche 170-180 defezioni e di restare al di sopra della maggioranza assoluta di 505 voti richiesta dalla quarta votazione in poi. Cio’ non significa auspicare un’elezione sul filo del rasoio perche’ il nuovo capo dello Stato dovra’ rappresentare l’unita’ nazionale. Ma palazzo Chigi lascia intendere che l’elezione del successore di Napolitano non dovra’ essere terreno di baratti e che percio’ si dovra’ giungere ad un esito rapido proprio per scongiurare le sabbie mobili delle infinite trattative parlamentari. Anche per dare una risposta soddisfacente al lascito di Napolitano che ha sempre tuonato contro le divisioni della politica, il discredito di certi comportamenti, il rischio della deriva dell’antipolitica che puo’ sfociare in vera e propria eversione. Senza dimenticare che l’Italia avra’ su di se’ gli occhi della comunita’ internazionale e dell’Europa che gia’ deve fare i conti con la mina greca.

In tal senso, anche il clima economico avra’ il suo peso sui prossimi passi del governo. Padoan e Taddei si sono detti ottimisti per la crescita 2015, in base agli indicatori internazionali e agli ultimi dati Istat, ma certo l’Ue e’ ancora in stallo: tutti attendono il colpo di bazooka di Mario Draghi, l’avvio della manovra di quantitative easing (l’acquisto dei titoli del debito sovrano), che potrebbe essere sparato proprio alla vigilia delle elezioni greche. Un intreccio di appuntamenti che si rifletteranno fatalmente sull’elezione del nuovo capo dello Stato che dovrebbe avvenire piu’ o meno negli stessi giorni.