Demenza senile di un sistema al collasso? Probabile. Certo è che l’incredulità dell’opinione pubblica è palpabile dinanzi ad obbrobri burocratici di questa entità. Come è possibile chiedere ad un pensionato di 85 anni di rimborsare lo Stato di un centesimo extra erogato in 5 anni di quiescenza, senza incappare nella assurdità? Nessuno se n’è accorto? Un impiegato, un funzionario, un direttore di sede?
Tra il costo per la raccomandata, il “costo uomo” di chi ha elaborato la pratica, la carta, il costo del bollettino postale per il pensionato, è chiaro che il “rimborso” non è valso la spesa. Qualunque impresa fallirebbe con una gestione così insensata delle proprie risorse. Nessun consumatore si affiderebbe più ad una azienda che mettesse in pratica una simile pantomima.
E qui c’è il trucco, perché loro non rispondono a nessuno. La sovranità di questo Stato farlocco viene esercitata poco e male. Si batte cassa pochissimo per far risuonare l’eco democratico, ma si usa la clava contro i soliti fessi e vessati.
L’antipolitica, la sfiducia nei confronti delle Istituzioni, la rabbia montante in ogni strato sociale, si ramifica e consolida nel tempo. L’Italia non è nuova a gaffe simili, in ogni campo, e la crisi oltre ai portafogli ha dilaniato ed esautorato la pazienza dei suoi cittadini.
Non c’è riuscito il “miracolo italiano”, né il blog di Grillo né la rottamazione di Renzi, a dare una spinta propulsiva a questo Paese. Non c’è riuscito nemmeno il pittoresco Giannino con le sue tre lauree, oppure Bersani con le metafore. Siamo davvero un popolo d’artisti e navigatori, ma forse, ci affidiamo troppo poco ai Gps e troppo agli Schettino.
Twitter @andrewlorusso
































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