Venezia, i colossi del mare di nuovo in Laguna – di Franco Esposito

Baruffe in Laguna. Baruffe italiane, non quelle chiozzotte in veneziano puro ridotte mirabilmente in commedia da Carlo Goldoni. Altolà, la Laguna ridiventa navigabile anche per le grandi navi, quelle immense da crociera, autentiche città viaggianti nei mari del mondo e negli oceani.

Le grandi navi come Costa Concordia andata a sbattere con tutto il suo peso e il suo carico di vite umane, quattromila e passa passeggeri in crociera, quella notte sulla scogliera dell’Isola del Giglio. Il processo al disinvolto comandante Schettino è tuttora in corso presso il teatro Moderno di Grosseto, trasformato in tribunale a beneficio del vasto numero di testimoni chiamati a deporre e delle esigenze dei media. Causa presunta del naufragio di Costa Concordia, il cosiddetto inchino rientrava nel pacchetto che la società di navigazione vendeva ai crocieristi, così come l’attraversamento della Laguna.

Guardate signori, guardate quanto è bella, ammirate, rifatevi gli occhi, non pagate un euro, la visione è compresa nel prezzo.

Come diretta conseguenza del tragico episodio del Giglio, la Capitaneria di Porto ha emesso nel 2014 un’ordinanza. Il provvedimento prevedeva il taglio del 12,5% delle navi sopra le 40mila tonnellate di stazza in navigazione a Venezia. Praticamente, mai più le grandi navi da crociera, elegantissimi e spettacolari bestioni del mare, a spasso in Laguna.

La correzione dell’ordinanza è del 1° gennaio 2014: accesso vietato nel bacino di San Marco per le navi al disopra delle 96mila tonnellate di stazza. Adesso si può di nuovo, quasi come prima del disastro di Costa Concordia all’Isola del Giglio. Il Tar riapre Venezia alle grandi navi.

Secondo i giudici, l’ordinanza sarebbe chiaramente incompatibile con il decreto Clini-Passera, approvato appunto dopo il naufragio di Costa Concordia del gennaio 2013. Quel decreto prevedeva limiti solo dopo l’individuazione di una via di navigazione alternativa. Che ancora non c’è, ovvero non è stato possibile individuarla finora. In teoria potrebbe accadere questo: se oggi la nave passeggeri più grande del mondo arrivasse nel Canale della Giudecca o a San Martino avrebbe il pieno diritto di attraversare la Laguna di Venezia. Come stabilito dall’ordinanza del 2015. Questo in teoria, ma nella pratica?

Le compagnie di crociera proprietarie dei grattacieli galleggianti tipo quelli di Costa e di Msc hanno già scelto altri scali per la programmazione del 2015. Le grandi navi dirottate verso gli scali greci, e di Genova o Trieste. Fresca recente storia racconta di polemiche vibranti per il passaggio dei grattacieli del mare nel bacino di San Marco. Risultato finale (oggi di nuovo parziale) l’accordo governo-compagnie di navigazione. L’intesa condivisa stabiliva il rispetto dell’ordinanza della capitaneria, al di là delle questioni giudiziarie.

II Tar ha annullato lo stop alle grandi navi sulla base di tre principi, ritenuti evidentemente fondamentali: i rischi ambientali che i divieti di transito avrebbero dovuto contenere; le vie di navigazione alternative, senza le quali i divieti di transito non avrebbero dovuto applicarsi; il difetto assoluto di istruttoria, poiché “non è stata svolta alcuna valutazione e ponderazione degli interessi pubblici e privati, interessati dal divieto”.

La sentenza del Tar non cancella gli equilibri già raggiunti fa governo e compagnie di navigazione fino al termine di quest’anno. A partire, però, dal 2016, le compagnie potranno riportare davanti a piazza San Marco le gigantesche frequentatrici dei mari. E forti del provvedimento del Tar, possono ricominciare, fin da ora, a reinserire il passaggio dai canali di San Marco e della Giudecca. L’unico modo per risolvere la querelle in via definitiva è la realizzazione di un percorso alternativo. Ma quale e come?

Il canale Contorta Sant’Angelo, come diramazione del canale Molamocco Marghera sarebbe in grado di assolvere all’enorme impegno. Ma attualmente non è agibile: avrebbe bisogno di lavori per diventare praticabile e la complessa operazione chiede tempi molto lunghi. Il provvedimento del Tar ha provocato una marea di critiche e giudizi ampiamente contrapposti.

Intanto, il ministero delle Infrastrutture ha annunciato appello al Consiglio di Stato. Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, fa sapere che il governo “conferma il suo no ai condomini galleggianti”. Il presidente della commissione nazionale per l’Unesco, Giovanni Puglisi, si dichiara allibito e si augura che il Consiglio di Stato “faccia giustizia”. Dura Legambiente, che definisce “beffarda” la notizia divulgata dal Tar. “Esiste e permane lo spettro di incidenti che sarebbero di proporzioni oggi non immaginabili”.

La discussione sul passaggio delle grandi navi nella Laguna di Venezia è destinata a durare nel tempo. Impossibile che possa spegnersi, alla luce di interessi contrapposti e di prese di posizione che discendono da opposte valutazioni.

Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia, auspica una rapida decisione sulla scelta della via per arrivare alla stazione Marittima lagunare. Uguale rapidità invoca il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa. Il ricorso contro i divieti è partito da Venezia Terminal Passeggeri, rappresentato dal suo presidente Sandro Trevisanato. Anche lui speranzoso. “Mi auguro che i provvedimenti che potranno servire dal 2016 alle compagnie di crociera per far ritorno a Venezia”. Come resta un mistero. Venezia è questa, non un mare limpido la Laguna.