Toghe rosse contro Berlusconi, così si uccide la democrazia – di Leonardo Cecca

Viene spontaneo in questi giorni fare un confronto tra Napolitano e Berlusconi. E’ inutile soffermarsi sulla loro biografia ormai arcinota a tutti, anche a quelli che fanno finta di non capire e/o di aver dimenticato.

Berlusconi è un grande, un imprenditore che, raggiunto l’apice, si è dato alla vita politica e certamente lo ha fatto con l’intenzione di rimettere un po’ a posto il nostro Paese e non certamente per soldi. Avrà fatto delle scelte non sempre felici e non del tutto sagge, come quelle di aver creduto in persone che considerava serie, ed ha subito una serie di procedimenti giudiziari ed una condanna definitiva, ma su essi, e soprattutto sulla condanna, pesa il grande sospetto di "gravi vizi", come quello di non aver ascoltato dei testimoni della difesa e di non aver creduto a quelli che non facevano comodo.

Ora costui, a capo di un partito votato da 10 milioni di italiani, si trova escluso dalle consultazioni politiche.

Napolitano è il Capo dello Stato, nonchè senatore a vita, e questo tutto grazie a meriti, o meglio, a scelte politiche. Non dimentichiamoci però di quando aderiva ai Guf, di quando era entusiasta dei nazisti che marciavano contro Mosca, di quando esultava per i sovietici che massacravano i magiari e, dato che ci siamo, di quando è stato "beccato" ad intascare rimborsi aerei gonfiati.

Vabbè, qualcuno dirà che si tratta di peccati di gioventù, di ripensamenti, di disattenzioni, tutte cosucce pressoché trascurabili, da pesare meno di un peccato veniale, ma sempre "cosucce" vere, pur se "trascurabili", rimangono.

Orbene, veniamo ai fatti attuali: Berlusconi, sulla cui colpevolezza sussistono non pochi dubbi, sta per essere messo fuori dalla scena politica e, pertanto, milioni di persone che vedono in lui un leader vengono a ricevere un danno enorme poichè si vedono private di chi in una democrazia rappresentativa, quale dovrebbe essere l’Italia, esprima le loro aspettative e questo richiama ai regimi totalitari.

Nel contempo, mentre in modo incivile si colpisce la democrazia, Napolitano, "garante della Costituzione", sta a guardare e non concede la grazia poichè il "condannato" non ne ha fatto richiesta ed ha fatto bene, tanto onore a Berlusconi.

Ebbene, se fino adesso c’era qualche dubbio sullo spirito stalinista e golpista di Napolitano, da oggi neanche i sassi saranno sfiorati da tale dubbio. Napolitano si è fermato a quando faceva il tifo per i carri sovietici che invadevano l’Ungheria e che lui, da "gran democratico", aveva definito "portatori di pace"; forse gli si addice anche quanto disse Pajetta:"alla verità preferisco la rivoluzione".