Scoppio fabbrica fuochi:ritrovati dilaniati i tre dispersi

Dilaniati. I resti sparsi nel raggio di decine di metri. Li hanno trovati cosi’ nel primo pomeriggio, Mauro, Federico e Roberto Di Giacomo, i tre dispersi dello scoppio tremendo di ieri a Villa Cipressi. Una scena apocalittica per i soccorritori, drammatica per i familiari che attendevano in cima alla collina sconvolta dall’esplosione. I poveri resti sepolti erano a valle della collina, come si temeva, a sud del cratere principale.

In mattinata erano stati infatti i testimoni oculari a raccontare che a saltare in aria era stato il bunker del deposito giudiziario, quello piu’ meridionale e non la fabbrica in cima, cioe’ nel bunker nel quale le forze dell’ordine conservavano i botti illegali sequestrati. Se questo e’ vero, e se i tre Di Giacomo si trovassero in quella casamatta lo stabilira’ l’inchiesta, che e’ partita ufficialmente oggi con i primi interrogatori dei superstiti, come quello al giovane Giordano Di Giacomo ricoverato con una gamba fratturata all’ospedale di Penne (Pescara). Ma i vicini non hanno dubbi: loro hanno visto tutto dall’alto della collina prospiciente, e parlano addirittura di quattro distinte esplosioni in mezzora. L’ultima, quella fatale che ha ucciso il giovane Alessio, e’ ancora impressa nella mente del cugino Giordano che ha raccontato come sono andate le cose dopo il primo scoppio: ”Sono riuscito a mettermi in salvo.Zoppicavo. Ero con i miei due cugini. Siamo usciti all’esterno dopo il terzo scoppio. Alessio e’ corso verso la casa matta. Poi la quarta tremenda esplosione”. Quando sono arrivati Carabinieri e Vigili del Fuoco i tre ragazzi erano all’esterno degli uffici e richiamavano l’attenzione dei soccorritori mentre tutto intorno c’erano ancora scoppi e fumo.

”Mio cugino – ha raccontato Giordano parlando di Alessio – nonostante gli inviti a mettersi al sicuro e’ corso verso la casa matta dalla quale uscivano altri scoppi ed e’ stato travolto dalla tremenda esplosione. Io e mio cugino Gianmarco siamo stati investiti dalle macerie provocate dalla deflagrazione”. E se ieri il fratello di Mauro e Federico, Adriano, ha rivelato di essersi salvato per caso, perche’ invece di essere al lavoro era ad una visita medica, Federico Di Giacomo sarebbe morto per altrettanta casualita’. Racconta il genero Loris: ”mio suocero era andato via al mattino con il furgone per sistemare il lavoro per una festa patronale ma si sarebbe dimenticato qualcosa e per questo e’ tornato indietro. Cosa sia successo dopo non lo sappiamo e neanche dove si trovasse al momento dello scoppio”.

Fatalita’ e forse errore umano, ma certamente un inferno, come aveva raccontato un altro testimone oculare, Sergio, 66 anni, trattorista di un’azienda agricola che ha i terreni sulle colline prospicienti la fabbrica Di Giacomo saltata in aria.”Stavo arando il terreno quando mi sono dovuto fermare e spegnere perche’ avevo appena ricevuto una telefonata – dice Sergio -. Stavo proprio guardando in quella direzione quando all’improvviso si e’ scatenato l’inferno. Sotto di me il terreno ha cominciato a sollevarsi, fumo, polvere e un rumore incredibile, ma il ricordo piu’ forte e’ la pioggia di macerie incandescenti. Tutti gli incendi dei terreni circostanti – prosegue – e’ stava dovuta proprio a questi blocchi di cemento o altro materiale che sono caduti sul terreno dopo l’esplosione, come palle di fuoco”. Ora il lungo lavoro di recupero delle salme perche’ come ha detto il medico legale Ildo Polidoro ”l’area e’ ampia e il lavoro non e’ facile”.