Sciopero generale, Italia in tilt: ‘rovesciamo il Pd’ – di Leonardo Cecca

Il tanto atteso 12 dicembre, giorno dello sciopero generale, ha mostrato, come era ovvio prevedere, il rituale italico carnevale. In primis la carnevalata del governo che ha ceduto alla richiesta della Camusso di far revocare la precettazione nei confronti dei dipendenti delle ferrovie. Il "noi andremo avanti" di Renzi si è trasformato in "noi ci caliamo le brache"; è il solito rituale: un passo avanti ed uno indietro, che Renzi sta facendo a suon di chiacchiere a cadenza toscana da quando è a Palazzo Chigi. Così, come al solito, migliaia di cittadini hanno dovuto subire l’ennesima prepotenza dei sindacati nel provocare caos nel Paese.

L’altro atto della carnevalata è quello offerto dai sindacati i quali, ormai alla frutta, sono costretti ad aggrapparsi anche ad una pagliuzza per far vedere che ci sono. Andavano alla grande con i governi Berlusconi, ai quali contestavano tutto, ora si accontentano di farsi vedere ogni tanto, anche se ripropongono slogan ormai sorpassati da qualsiasi logica, accompagnati dalla canzone "Bella Ciao": "Fermiamo l’Italia per farla ripartire nella direzione giusta" oppure "L’emergenza di questo paese si chiama lavoro, bisogna fare politiche perchè il lavoro ci sia..".

Per costoro sembra che il tutto si possa risolvere nel "fermare" l’Italia (che ci debba essere una pausa di riflessione come prima delle elezioni?), per legge imporre solo contratti a tempo indeterminato, impedire i licenziamenti: la Camusso creerà poi il lavoro con la bacchetta magica della fata turchina?

Il concetto di lavoro a tempo indeterminato è proprio del nostro paese e della nostra mentalità: una volta assicurato il "posto fisso" tutto è permesso, lavorare con minor lena, assentarsi per sbrigare faccende personali e, se possibile, farsi qualche vacanza in stato di malattia. 

Purtroppo esempi eclatanti ce ne sono, ed i sindacati mai hanno fatto qualcosa per impedire questo scempio, che fa solo lievitare il costo del lavoro, fa produrre di meno ed a volte determina anche la chiusura delle piccole aziende, mentre è notorio che se il posto di lavoro non è assicurato per legge, la quale oltre a tutelare il lavoratore dovrebbe tutelare anche l’azienda, tutti cercheranno di lavorare al meglio, per se stessi e per il futuro dei figli. Sarebbe utile sapere se i sindacalisti hanno rinunciato alla paga del giorno 12 come hanno fatto i lavoratori scioperanti.

Queste due comiche, come ormai è usanza, si sono svolte nella cornice dei soliti scontri tra gli incivili e forze dell’ordine, senza che alcun magistrato abbia ingabbiato qualcuno. Che dire delle espressioni indirizzate a Bari a D’alema e ad altri notabili del Pd :"Buffoni, siete voi i responsabili di questa situazione" e "Rovesciamo il Pd"? Una sola cosa: i lavoratori iniziano a capire che a sfruttarli non sono i cosiddetti "padroni".