La giornata politica della Plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si è svolta con una scaletta precisa di interventi: prima il ministro degli Esteri Antonio Tajani, poi il sottosegretario Dell’Utri, quindi la segretaria generale del CGIE Maria Chiara Prodi e, a seguire, i consiglieri Mangione, Gazzola e Ferretti.
Un dato non è passato inosservato: il consigliere Taddone, che sui social attacca continuamente il Governo e, fatto ancor più grave, ha criticato duramente uno dei poteri dello Stato come la Corte Costituzionale, arrivando a metterne in dubbio l’onestà nel pronunciarsi sulla costituzionalità del decreto Tajani, non era presente in aula durante l’intervento del ministro.
Non solo: per tutta la durata dei lavori non ha mai preso la parola.
Eppure quella sarebbe stata l’occasione ideale per esprimere direttamente almeno una parte delle accuse e delle critiche che affida quotidianamente alla rete.
Un’assenza che inevitabilmente solleva interrogativi: mancanza di coraggio o cambio di atteggiamento? Chi lo sa.
Tra gli interventi più significativi della giornata quello del vicesegretario del CGIE per l’America Latina e coordinatore MAIE per il Sudamerica, Mariano Gazzola, che ha affrontato il tema della nuova legge sulla cittadinanza italiana con parole nette:
“È vero che la Corte Costituzionale ha dichiarato la legge valida, ma una legge può essere valida e continuare a essere illegittima e ingiusta. Chi, come noi, si riconosce nei valori della nostra cultura greco-romana e giudeo-cristiana conosce bene la differenza tra la validità di una legge e la sua legittimità. Una norma può essere valida perché conforme all’ordinamento giuridico, ma continuare a essere illegittima politicamente. E la Corte ha detto chiaramente che il problema della legittimità di questa legge è un problema politico che deve essere risolto in Parlamento”.
Il giorno successivo, giovedì 14 maggio, durante la sessione delle varie ed eventuali — quando ormai non erano più presenti né parlamentari né rappresentanti del governo o della Farnesina — il consigliere Taddone si è iscritto a parlare. Il suo intervento si è concentrato esclusivamente sulla nuova legge 74 sulla cittadinanza italiana, utilizzando però toni giudicati scomposti e volgari, tanto da provocare la dura reazione dei consiglieri Stabile e Gazzola.
Una situazione che lascia aperti diversi interrogativi. Perché il consigliere Taddone, quando ha avuto l’opportunità di rivolgersi direttamente al ministro Tajani e poi al Sottosegretario Dell’Utri, è rimasto in silenzio per tutta la giornata? Domanda inevitabile, soprattutto considerando che dal Brasile lo stesso Taddone si è spesso mostrato durissimo contro il DL36, da lui definito addirittura “decreto della vergogna”, con dichiarazioni dai toni molto forti.
Vicenda che, secondo diversi osservatori, starebbe mostrando il vero volto politico del consigliere. Non soltanto la difficoltà nell’affrontare faccia a faccia il governo Meloni, ma anche il tentativo di prendere le distanze da una sua precedente dichiarazione pubblica: “Se la Consulta dovesse dichiarare costituzionale la legge 74, io rinuncerò alla cittadinanza italiana”.
Da qui l’invito, rivolto apertamente al consigliere: onorare la parola data, dimettersi dal CGIE – dove è stato eletto grazie ai voti del MAIE – e rinunciare alla cittadinanza italiana.
*Fabio Fasoli, portavoce MAIE Brasile





























