Santo Domingo, gli italiani della RD rivogliono l’ambasciata d’Italia

C’erano centinaia di persone, l’altra sera, nella storica sede di Casa de Italia, a Santo Domingo, per celebrare la festa nazionale italiana. Ci si muoveva a fatica in mezzo alla gente, nel magnifico patio coloniale e nelle sale interne, oggetto ora di restauro architettonico, tra italiani e dominicani accorsi a salutare il tricolore nell’unica sede non istituzionale che ha voluto festeggiare l’evento in alternativa al “vino d’onore” offerto a mezzogiorno, nella ex residenza dell’Ambasciatore d’Italia, a qualche decina di ospiti, dal funzionario italiano che opera all’interno della Delegazione europea in qualità di rappresentante dell’Ambasciata italiana a Panama.

Era palpabile il sentimento di amor patrio, da parte dei connazionali, verso una nazione, l’Italia, nei cui confronti, nonostante tutto, continua a nutrirsi fiducia e bisogno di identificazione nei valori fondanti, in quelli culturali come in quelli ideali. E si toccava con mano il bisogno di riaffermare, da parte di tutti, l’essenza di un vincolo tra le due popolazioni consolidatosi durante mezzo millennio di reciproca integrazione ed improvvisamente disatteso dall’inspiegabile decisione di recidere (o quanto meno di sfibrare) il cordone ombelicale delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

SANTO DOMINGO, ALTRA PRESA PER IL CULO TARGATA PD

Le parole del Presidente di Casa d’Italia sono state aspre, durissime nei confronti della burocrazia governativa, che agisce – ha detto – in maniera ragionieristica e miope, senza una visione logistica di largo respiro nel campo dell’organizzazione geopolitica.

Chi stava accanto a noi, nella folla di persone accorse all’appello, era gente comune, lavoratori, professionisti, dirigenti di azienda, uomini di cultura e imprenditori, fianco a fianco con quegli stessi personaggi di spicco della comunità italo-dominicana che avevano costituito un Comitato per la conservazione e la salvaguardia dell’Ambasciata d’Italia in Repubblica dominicana ed avevano poi promosso, di fronte alla chiusura definita “irrevocabile” dall’Ambasciatore italiano a Panama, un ricorso in sede giurisdizionale contro la decisione governativa di interrompere un servizio reso al pubblico da  oltre un secolo e di ridimensionare le relazioni diplomatiche con il paese centroamericano che registra la maggior crescita in campo economico-finanziario.

GOVERNO PD CI CHIUDE L’AMBASCIATA, RENZI LA PAGHERA’ CARA

Su quel ricorso il Tribunale amministrativo italiano dovrà esprimersi il prossimo 26 giugno, mentre l’Astoi (l’Associazione dei tour operator italiani, aderente alla Confindustria), direttamente interessata al turismo italiano nei Caraibi, sostiene, in un lungo articolo pubblicato lo scorso 14 dicembre sulla propria rivista online, che “Santo Domingo aspira a diventare uno dei cuori finanziari dei Caraibi e a fare concorrenza alle città internazionali per la qualità dell’ospitalità turistica”.

Dunque, non solo affetto e sentimentalismo (“No tenemos embajada, pero nos sobra amor por Italia” è stato lo slogan della serata) ma concrete ragioni economico-finanziarie (legate ad un intercambio commerciale con l’Italia passato in dieci anni dai cento miliardi di dollari del 2003 ai 1.700 miliardi del 2014 secondo la stessa fonte), impongono una immediata riparazione dell’errore da parte del governo, se non intervenisse prima una sentenza che accogliesse, a sorpresa, i motivi del ricorso presentato al tribunale giurisdizionale da alcuni cittadini italo-dominicani.

Intanto è qui giunto, in missione ufficiale, il Senatore Vincenzo Cuomo,  membro della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. Cuomo era stato, lo scorso anno,  tra i fautori della non chiusura dell’Ambasciata ed aveva favorito la visita di una delegazione di parlamentari dominicani a Roma, per un incontro con Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del Senato. L’incontro ci fu, cordialissimo, ma la decisione di Roma era già stata presa in forma ufficiale ed irrevocabile, tanto che neanche una successiva visita del Presidente Medina a Roma sortì risultati migliori.

Gli incontri di Cuomo in questi giorni, qui in Repubblica Dominicana, sono stati fittissimi e densi di significato, alcuni pubblici ed altri di natura più riservata, tutti ad alto livello. Molti confidano in una risoluzione del Senato italiano che impegni il governo a riconsiderare la improvvida decisione, notoriamente ispirata dai vertici burocratici dell’amministrazione più che da quelli politici. Ma nessuno si faccia illusioni.