Mondiali 2026, Città del Messico nel caos a una settimana dal via: proteste e blocchi minacciano l’esordio del torneo
A sette giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio 2026, Città del Messico vive giornate di forte tensione sociale e pesanti disagi alla mobilità. Mentre il Paese si prepara ad accogliere milioni di tifosi e l’attenzione dei media internazionali è puntata sulla manifestazione sportiva più importante del pianeta, la capitale messicana è stata paralizzata da proteste, blocchi stradali e cantieri ancora aperti.
Le manifestazioni, organizzate principalmente da insegnanti e giudici in pensione, hanno provocato rallentamenti, deviazioni e difficoltà negli spostamenti quotidiani per milioni di cittadini. Una situazione che rischia di creare ulteriori problemi proprio nei giorni che precedono la gara inaugurale dell’11 giugno, quando il Messico affronterà il Sudafrica nel rinnovato Stadio Azteca.
Al centro della protesta c’è il sindacato degli insegnanti CNTE (Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación), che chiede al governo della presidente Claudia Sheinbaum di mantenere una delle principali promesse elettorali: l’abrogazione della legge del 2007 che ha riformato il sistema pensionistico dei dipendenti pubblici. Tra le rivendicazioni figurano anche aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro per il personale scolastico.
I leader sindacali hanno sottolineato che le proteste non sono direttamente collegate ai Mondiali, ma hanno anche avvertito che le mobilitazioni potrebbero intensificarsi qualora l’esecutivo non rispondesse alle richieste avanzate. Un’ipotesi che preoccupa le autorità, soprattutto perché non viene esclusa la possibilità di nuove manifestazioni proprio in occasione della partita inaugurale.
Per il governo messicano si tratta di una sfida delicata. Da una parte c’è la necessità di garantire il regolare svolgimento dell’evento sportivo e offrire un’immagine positiva del Paese davanti a miliardi di spettatori in tutto il mondo; dall’altra la pressione di una protesta sociale che coinvolge categorie numerose e organizzate.
L’avvicinarsi del fischio d’inizio dei Mondiali rende quindi ancora più urgente una soluzione politica. Con il conto alla rovescia ormai agli sgoccioli, il rischio è che la festa del calcio venga accompagnata da tensioni e contestazioni capaci di oscurare, almeno in parte, il grande appuntamento sportivo che il Messico attende da anni.




























