Riforme, Romano (Sc): Forza Italia e dopo-Berlusconi non le condizionino

“Renzi e’ certamente un mattatore, ma rischia di essere frenato dal suo stesso partito, da un lato, e dall’altro da Ncd che rivendica la titolarita’ moderata. Un quadro in cui Scelta civica intende rilanciare su obiettivi ben piu’ avanzati di quelli fissati dagli alleati di maggioranza". Ad illustrare la strategia dei montiani, che sabato apriranno a Milano la campagna per le europee, e’ il capogruppo alla Camera Andrea Romano che oggi, sulle pagine del Secolo XIX, sottolinea come la competizione per Bruxelles sia la migliore opportunita’ per uscire dal dibattito di maniera sul filoeuropeismo.

"Per la prima volta ci troviamo davanti antieuropeismi diversi: c’e’ lo slogan forzista "meno Europa in Italia", c’e’ l’antieuropeismo grillino, e quello della lista Tsipras. Finora il filoeuropeismo italiano era dato per scontato. Ora invece, siamo obbligati a confrontarci sulle ragioni della nostra presenza nella Ue. E’ un’opportunita’ per spiegare perche’ uscire dall’Ue sarebbe una catastrofe, con ricadute sulla vita quotidiana dei cittadini: i mutui schizzerebbero verso l’alto, il valore degli immobili verso il basso, e l’inflazione lieviterebbe. Quando diciamo "Scegli l’Europa", parliamo di migliori standard nei servizi pubblici, trasparenza e semplicita’ nel rapporto tra stato e cittadino e, soprattutto, una riforma del mercato del lavoro, che resta il punto di debolezza italiano. A Brunetta, che non perde occasione per attaccare la Germania, ricordo che la forza tedesca non e’ un portato della sua prepotenza, bensi’ di quelle riforme che, in Italia, il centrodestra ha mancato", ha detto

Sul Jobs Act di Renzi, Romano ha aggiunto:"Purtroppo Sacconi, che da ministro non e’ riuscito a riformare il lavoro, ora prova a condizionare negativamente la capacita’ riformista di questo governo. Sono certo che Renzi e Poletti non vogliono ripetere gli errori del passato. Il decreto Poletti va bene, ma non basta: sana i limiti della riforma Fornero, ma non affronta il nodo principale, la separazione tra chi e’ tutelato e chi no. Come dice Ichino, bisogna semplificare il codice del lavoro per renderlo comprensibile agli investitori stranieri; e puntare, per i nuovi assunti, al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Il Jobs Act per noi e’ soltanto un inizio: se Renzi riuscisse in una riforma come quella tedesca, otterrebbe un successo storico. Superando i paletti di Sacconi, ma anche quelli della sinistra piddina che vorrebbe lasciare le cose come sono. Ci vorrebbero due, tre, quattro Jobs Act".

Sulle riforme istituzionali e Senato, Andrea Romano ha detto: "Noi siamo per riforme che producano una democrazia decidente. Bene, dunque, un Senato non elettivo sul modello tedesco, dove si ricompongano i conflitti tra Stato e Regioni. Semmai il dibattito dovra’ essere incentrato sui suoi poteri. Personalmente, condivido i paletti imposti da Renzi e lo sfido a un passo ulteriore, aprendo la discussione sulla forma di governo e sull’elezione diretta del capo dello Stato, formalizzando una prassi mai codificata, e introducendo il concetto di "accountability": chi riceve il mandato ne risponde e, se non lo rispetta, va a casa. Forza Italia spinge per varare l’Italicum contemporaneamente alla riforma del Senato. Forza Italia vuole le elezioni politiche prima che la parabola discendente di Silvio Berlusconi sia conclusa. Ma l’agenda politica italiana e’ stata dettata per troppo tempo dalle vicende del Cavaliere. Non possiamo certo andare a votare perche’ Forza Italia deve risolvere il dopo-Berlusconi".