Riforme, Lo Moro (Pd): spaccatura inevitabile se continua il gioco delle parti

Doris Lo Moro, senatrice Pd, intervenuta a Radio Cusano Campus, a proposito del dibattito sulle riforme tutto interno al Partito Democratico, ha detto che la “spaccatura sarà inevitabile se si continua con il gioco delle parti. Servirebbe dialogo con la maggioranza, ma per loro conta solo la voce del premier”.

"Lo strappo in Commissione? Io – ha spiegato Lo Moro – appartengo alla minoranza del Pd, che ha firmato il documento dei 25. A quel tavolo partecipavo come capogruppo e ho percepito una situazione di stallo che era giusto venisse fuori all’esterno. Il premier e i sottosegretari davano per impossibile una mediazione sull’articolo 2 del ddl Boschi, quindi non aveva senso quel tavolo. Comunque lo strappo era già avvenuto con l’Italicum, che prevede una sola Camera con due terzi dei parlamentari nominati e un Senato eletto in maniera indiretta con 100 persone nominate. E’ un’idea che noi della minoranza non condividiamo. Si tratta di porre rimedio ad uno sbilanciamento del sistema che ha creato l’Italicum”.

“Le posizioni sono molto più vicine di quanto sembri all’esterno. Ma il punto – continua – è che la minoranza del Pd vuole intervenire sull’articolo 2 del Ddl Boschi, mentre la maggioranza aprono ad un intervento non sull’articolo 2 ma su un altro articolo perchè ritengono che il comma dell’articolo 2 che riguarda l’eleggibilità non è stato toccato dalla Camera e si ritiene che a norma di regolamento non si possa intervenire su questo punto, ma si tratta di un principio derogabile e gran parte dei senatori invocano la deroga. Bisogna capire se continuiamo con il gioco delle parti, o se il premier decide di sedersi a un tavolo con maggioranza e minoranza e si accorge che la modifica è ancora possibile farla in maniera corretta. Siamo in una fase in cui il leader tende ad essere uno solo, invece bisognerebbe discutere. Vuol dire che conta più una sola voce che dice no, piuttosto che una commissione che discute di una questione. I margini per arrivare a un accordo ci sarebbero, tutti noi vorremmo approvare la riforma entro il 15 ottobre, vorremmo solo che si evitassero pasticci”.