Renzi, Napolitano e le riforme – di Leonardo Cecca

Come al solito sono a dimostrare quanto poco ci capisco di politica ed ancor meno tutti coloro che "per il bene del Paese e degli italiani" si affaticano oltre ogni limite. Da quando il premier del terzo governo del Presidente Napolitano ci sta inondando di promesse, a volte di promesse mantenute senza però menzionare gli aumenti di tasse consequenziali, di strabilianti successi elettorali senza però menzionare la marea di astenuti e, pertanto, quel 40% non è tutto oro che luccica, e delle tante riforme che in 1000 giorni vuol fare, sembra che sia arrivato il messia e che tutti quelli che lo hanno preceduto fossero nulla o quasi.

La politica è fatta purtroppo di tutte queste "mezze" cose o, meglio, mezze verità e, pertanto, rientra nella triste normalità.

C’è da dare atto a Renzi che in quanto a volontà non è secondo a nessuno, pure se dà l’impressione di seminare un po’ troppo, ed ha il merito di ridimensionare alcune prebende che erano un insulto a chi ha pensioni e salari da fame. All’uopo c’è da sottolineare che è da voltastomaco il "lamento" di coloro che si son visti decurtare qualche migliaio di euro, ma si sa la dignità è una merce rara.

Purtroppo abbiamo delle istituzioni, contemplate dalla Costituzione più bella del mondo, che sono troppo farraginose e che con il tempo sono finite per fare a cazzotti tra di loro, rivendicando tutte il ruolo di "prima donna" e finendo per ostacolare ogni tentativo di riforma istituzionale.

C’è da sottolineare inoltre che ogni qual volta che un governo ha cercato di risolvere un problema in fretta c’è stato il finimondo ed in Parlamento è scoppiato, come attualmente, l’ostruzionismo più ottuso ed indecoroso, fatto solo per perdere tempo e salvare la poltrona. Napolitano, dal 2006, ci ha sempre messo del suo richiamando il governo Berlusconi per i troppi decreti, mentre è stato un po’ distratto per i decreti emanati da Prodi e dai suoi tre "figliocci".

Ora che per la riforma del Senato sta succedendo il finimondo si agita e lo scorso 22 luglio in occasione della cerimonia per la consegna del ventaglio, quasi si fosse sull’orlo del baratro, ha solennemente detto: "Non si agitino spettri di macchinazioni autoritarie”. Che alludesse al ribaltone del 2011?

Sempre nelle mozioni che ho citato, al primo posto nell’agenda dell’impegno di revisione costituzionale venne indicato il superamento del bicameralismo paritario. Una “anomalia tutta italiana” o “incongruenza costituzionale” risultata sempre più indifendibile e fonte di gravi distorsioni del processo legislativo.

Orbene, preso atto di questa riconosciuta anomalia, viene da chiedersi per quale motivo lui stesso, con la nomina dei senatori a vita, guarda caso tutti simpatizzanti di una certa area, ha contribuito a renderla più evidente? Non sarebbe stato il caso di nominare anche persone non simpatizzanti per la sinistra? Che Napolitano abbia sposato in pieno la supercazzola detta da D’Alema all’indomani della clamorosa batosta elettorale del 2008 quando mezzo rintronato affermò, con la solita ridicola supponenza, che "chi ha votato PD appartiene alla parte colta del paese, alla categoria dei lettori" ed altre coglionate del genere, che solo un illuso frustrato come lui poteva dire?

Preso atto che attualmente una persona non eletta dagli italiani può arbitrariamente vanificare il risultato elettorale, viene da chiedersi per quale motivo nella riforma in discussione ben 5 senatori devono essere eletti dal Capo dello Stato che, come è noto, non è eletto dal popolo, ma dai partiti della maggioranza tramite il Parlamento. Non entro nel merito della nuova riforma, poichè non mi ci raccapezzo, ma già questa anomalia credo che sia più che sufficiente per definirla una gran boiata. Dal 2006 lo scenario politico italiano è peggiorato di molto e sicuramente una delle cause maggiori è da attribuire a chi, dovendo essere al di sopra delle parti, ha cercato in ogni modo di dare una mano ai suoi vecchi "compagni".