Quirinale, eletti all’estero in Transatlantico: ecco che dicono Picchi (Fi) e Di Biagio (Ap)

Giornata a Montecitorio per ItaliaChiamaItalia, in occasione del secondo giorno di votazioni per il capo dello Stato. Si riconoscono a vista i parlamentari eletti all’estero, volti per noi molto conosciuti. E mentre il senatore Claudio Micheloni (Pd) sta pranzando in un ristorante di piazza Capranica col collega Claudio Zin (MAIE) per organizzare, secondo quanto apprendiamo, una “missione” in Sud America, in Transatlantico alla Camera c’è il mondo intero, politicamente parlando.

Fra i tanti, c’è anche Guglielmo Picchi, deputato azzurro eletto oltre confine, che – a sentirlo parlare – è sempre più critico nei confronti del proprio partito. E, a quanto pare, sembra orientato a sostenere le posizioni di Raffaele Fitto, molto duro nelle ultime settimane – e ancor di più nelle ultime ore – verso la linea politica imposta da Silvio Berlusconi. Ma forse sono soltanto nostre impressioni.

“Come va nel partito?”, chiediamo a Picchi. “Quale partito?”, risponde lui. Che poi commenta: “uscire dall’aula alla quarta votazione? Un’ipotesi che stiamo valutando. Non c’è ancora alcuna indicazione precisa”. Mattarella? “Non ho sentito alcun collega del mio partito tentato di votarlo. Nemmeno i siciliani".

Aldo Di Biagio, senatore di Area Popolare eletto come Picchi nella ripartizione estera Europa, è critico nei confronti del “metodo” con cui il Pd ha proposto il nome di Mattarella: “sul nome di Sergio Mattarella non abbiamo nulla da ridire, trattandosi di un profilo di tutto rispetto. Resta un errore nel metodo, che rischia di rendere critico lo scenario delle riforme". E spiega: "probabilmente già al quarto scrutinio il nome di Mattarella riceverà l’appoggio anche da parte di coloro che, passato qualche giorno, avranno digerito l’iniziale acidità di stomaco. E il giorno dopo l’elezione Mattarella sarà il presidente di tutti gli italiani". "Sicuramente in questo modo si è ricompattato un partito e me ne rallegro con i colleghi Pd – continua -, ma sono perplesso sul metodo impositivo del Premier, che inevitabilmente scuote la maggioranza e tutti coloro che hanno creduto nel progetto di una stagione di riforme ‘concordate’. Sarebbe miope – conclude Di Biagio – non capire che queste dinamiche segneranno un punto di arresto, nel cammino delle riforme, che non gioverà a nessuno. Anche se per una volta spero di essere smentito".

In Transatlantico abbiamo incontrato, fra i tanti, Vittorio Pessina, responsabile di Forza Italia nel mondo. Lo abbiamo visto parlare con tanti big azzurri, primo fra tutti Paolo Romani, presidente dei senatori azzurri. Sul tavolo, come logico, gli italiani all’estero e la possibile alleanza tra Forza Italia e il MAIE di Ricardo Merlo.

Abbiamo visto anche Antonio Razzi, senatore forzista, eletto all’estero nel 2006 con l’Italia dei Valori, prima prende un caffè al bar all’interno del Palazzo, poi – dopo avere votato alla seconda chiama – farsi un pisolino su un divanetto.