Nessuno sa cosa accadrà nei prossini giorni o settimane per l’ordine pubblico, prendendo atto che le misure previste nei giorni scorsi hanno funzionato, almeno nello scorso week end.
Si è dimostrata utile la possibilità di fermo preventivo e mi auguro che ci sarà una maggiore severità verso i violenti anche da parte dei magistrati.
Vedendo i filmati, però, continuo a pensare che si equivoca tra la libertà di manifestare e quella di distruggere e mi chiedo perché si debbano permettere – ormai è considerato normale – gli insulti alle Forze dell’Ordine.
Ho visto filmati con gente che sputava e urlava odio contro gli agenti in divisa: non solo inaccettabile, ma anche criminale.
Sono solidale con quegli agenti che con stipendi modesti sopportano ore e ore di provocazioni, ma che se reagiscono vengono subito additati come repressivi.
Non ci sto, non dobbiamo accettare questa situazione, chi insulta deve pagare e sopportarne le conseguenze. Per questo l’immediata liberazione di Siher è offensiva anche nei loro confronti.
Ma che comprensione bisogna dimostrare contro ragazzini che scelgono il furto e la violenza e magari – come l’undicenne fermato a Milano – godono da anni di corsi preferenziali e “integrativi” a scuola, con professori “one to one”, che vanno a scuola “non sempre” e a cui son state dedicate cure, attenzioni e costi (spaventosi) a carico di tutti e con questi risultati?
Se l’“integrazione” non riesce, perché bisogna volerla a tutti i costi?
Comprensione, aiuto, sostegno vanno a quegli immigrati che cercano di integrarsi, che con buona volontà vogliono costruire il loro futuro, che collaborano pur mantenendo – se lo desiderano – anche la loro personalità e l’orgoglio delle loro origini, come è giusto che sia.
Tutto ok, ma accettando le regole del paese in cui sono prima ospiti e dove poi, con merito, diventeranno eventualmente cittadini.
Ma chi non vuole stare alle regole va espulso o ci tireremo dietro i suoi problemi per decenni a scapito di aiutare chi ha più bisogno e vuole essere aiutato. Concretezza, insomma, e non solo “buonismo”.
Oggi assistere un migrante costa di più che pagare la pensione sociale ad un anziano che ha lavorato decenni, l’intasamento negli ospedali è anche dovuto alla presenza di tante persone che non hanno mai pagato un euro per la nostra vituperata sanità pubblica, che però resta generalista e per tutti.
“Prima gli italiani” è una frase che ha senso se l’intendiamo come “prima a chi vuole vivere come un italiano”, con onori ma anche oneri compresi.
Il primo dei quali è rispettare le forze dell’ordine, collaborare, segnalare, unirsi contro i violenti e non sempre “comprenderli” perché alla fine si rischiano impunità e complicità, oltre che a scatenare reazioni e altre violenze.





























