C’è una parte d’Italia che vive lontano dai confini nazionali, ma che continua a mantenere un legame forte con il Paese d’origine. Sono milioni di cittadini italiani che lavorano, studiano, fanno impresa e costruiscono il proprio futuro all’estero.
Una comunità enorme, che troppo spesso viene ricordata soltanto in occasione delle elezioni politiche o quando si parla di rimesse, pensioni e servizi consolari.
Il prossimo 4 dicembre questa comunità sarà chiamata a un appuntamento importante: il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero, i Comites.
Si tratta di organismi che dovrebbero rappresentare i connazionali nei rapporti con ambasciate e consolati, raccogliere le esigenze delle comunità, promuovere iniziative culturali e sociali e contribuire alla tutela dei diritti e degli interessi degli italiani residenti nei rispettivi Paesi.
Un ruolo tutt’altro che marginale, almeno sulla carta. Ma quanto sono realmente conosciuti questi organismi? E soprattutto, quanto riescono a essere rappresentativi delle comunità che dovrebbero esprimere?
Sei milioni di italiani, ma alle urne vanno in pochi
I numeri raccontano una realtà che merita attenzione. Secondo il XX Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, al 1° gennaio 2025 gli iscritti all’AIRE erano 6.412.752. Una popolazione italiana che vive oltreconfine e che rappresenta una componente sempre più importante del Paese. Eppure, quando si tratta di eleggere i propri rappresentanti nei Comites, la partecipazione resta un problema enorme.
Alle elezioni del 2021, secondo i dati riportati nelle ricostruzioni della tornata elettorale, votarono circa 136mila persone su 5,6 milioni di aventi diritto: meno del 3%.
Un dato che dovrebbe far riflettere tutti: istituzioni, rappresentanti politici, associazioni e candidati.
Non basta indire le elezioni per garantire una rappresentanza democratica. Bisogna mettere i cittadini nelle condizioni di conoscere gli organismi, comprenderne le funzioni e partecipare concretamente alla loro elezione.
Qui emerge una delle principali criticità del sistema: diversamente da quanto avviene per le elezioni politiche e i referendum, essere iscritti all’AIRE non è sufficiente per ricevere automaticamente la scheda elettorale. Occorre presentare una specifica richiesta di iscrizione nell’elenco degli elettori.
Per questa tornata la scadenza è fissata al 4 novembre 2026, ovvero domani. Il voto si svolge per corrispondenza e le schede dovranno arrivare al consolato entro il 4 dicembre.
Una procedura che, evidentemente, non facilita la partecipazione e che rischia di lasciare fuori proprio quella parte di comunità che non segue quotidianamente le vicende della rappresentanza italiana all’estero.
Córdoba, Mar del Plata e Rosario: le polemiche sulle liste
Se la partecipazione rappresenta un problema strutturale, questa tornata elettorale è accompagnata anche da controversie che riguardano l’ammissione delle liste e il funzionamento dei Comitati elettorali circoscrizionali.
In Argentina, in particolare, le vicende di Córdoba, Mar del Plata e Rosario hanno acceso un confronto politico e istituzionale.
A Córdoba, la lista Córdoba Democrática è stata esclusa dal Comitato elettorale circoscrizionale. La decisione, adottata il 9 ottobre con 14 voti favorevoli e uno contrario, è diventata oggetto di contestazione.
Il deputato Fabio Porta ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo al ministro degli Esteri di verificare la regolarità della procedura. I promotori di Córdoba Democrática contestano la legittimità dell’esclusione e sostengono che il regolamento non attribuisca al CEC il potere di escludere una lista per le irregolarità contestate. Una posizione che dovrà essere valutata nelle sedi competenti.
A Mar del Plata, invece, le contestazioni riguardano l’ammissione di una lista che, secondo quanto denunciato da alcuni soggetti coinvolti, sarebbe stata accettata nonostante un numero di sottoscrizioni inferiore alle 200 richieste.
Sono questioni differenti, ma entrambe sollevano interrogativi sulla trasparenza e sull’uniformità nell’applicazione delle regole.
Montréal, due liste per il rinnovo del Comites
Anche in Nord America l’appuntamento elettorale è particolarmente importante.
A Montréal il consolato generale ha pubblicato il 16 ottobre le due liste ammesse dal Comitato elettorale circoscrizionale.
La competizione si svolgerà quindi tra due proposte di rappresentanza, in una delle comunità italiane più significative del Canada.
È un passaggio importante perché i Comites non dovrebbero essere semplicemente organismi chiamati a esistere sulla carta, ma luoghi di confronto e partecipazione, capaci di dare voce alle diverse sensibilità presenti nelle comunità italiane.
La pluralità delle candidature, quando accompagnata da programmi, idee e confronto civile, è un elemento positivo per la democrazia.
Dove non si presenta nessuno, la rappresentanza rischia di sparire
C’è poi un altro aspetto che merita attenzione: non tutte le circoscrizioni consolari riusciranno a rinnovare i propri Comites.
A Helsinki, per esempio, l’ambasciata italiana ha comunicato l’improcedibilità delle operazioni elettorali perché entro la scadenza del 3 ottobre non era stata presentata alcuna lista.
È un segnale che non può essere sottovalutato. In alcune realtà la difficoltà non è soltanto convincere gli elettori a votare, ma trovare cittadini disposti ad assumersi la responsabilità di rappresentare la comunità. Questo dovrebbe aprire una riflessione seria sul funzionamento complessivo dei Comites, sulle risorse a disposizione, sulla loro visibilità e sulla capacità di coinvolgere le nuove generazioni.
I Comites servono davvero? La risposta dipende da chi li rappresenta
I Comites sono stati istituiti nel 1985 e disciplinati dalla legge 286 del 2003. Dopo le elezioni del 2021, nel mondo risultavano 115 Comitati elettivi e tre di nomina consolare.
La loro funzione, in realtà, è davvero importante: collaborare con le rappresentanze diplomatico-consolari, promuovere iniziative culturali e sociali, contribuire all’integrazione degli italiani nei Paesi di residenza e rappresentare le esigenze delle comunità. Ma bisogna essere sinceri: in troppe realtà questi organismi non riescono a essere percepiti come interlocutori realmente vicini ai cittadini.
Non basta avere una carica, organizzare qualche evento o partecipare alle celebrazioni ufficiali. Un Comites deve essere presente nella vita quotidiana della comunità, ascoltare le persone, affrontare i problemi concreti, dialogare con le istituzioni e rendere conto del proprio operato.
Il voto del 4 dicembre non può passare inosservato
La politica italiana parla spesso di italiani all’estero, soprattutto quando servono voti, consenso o mobilitazione elettorale. Molto meno spesso, però, si occupa con continuità delle loro esigenze. Il rinnovo dei Comites dovrebbe essere l’occasione per cambiare passo.
Serve più informazione, maggiore trasparenza, una semplificazione delle procedure elettorali e soprattutto una nuova cultura della rappresentanza.
I connazionali che vivono fuori dall’Italia non sono cittadini di serie B. Pagano le tasse (sì, come i pensionati italiani nel mondo o coloro che possiedono proprietà immobiliari in Italia, solo per fare degli esempi), lavorano, fanno impresa, promuovono la lingua e la cultura italiana e contribuiscono ogni giorno a mantenere vivo il nome del nostro Paese nel mondo. Meritano organismi autorevoli, credibili e realmente rappresentativi.
Per questo il 4 dicembre non dovrebbe essere una semplice scadenza burocratica, ma un momento di grande partecipazione democratica. Lo sarà davvero?






























