Non si illuda il centro-destra: il “campo largo” ci sarà e, almeno per la facciata, terrà insieme tutta la sinistra appassionatamente unita – da Renzi a Rifondazione comunista compresa – e tenterà in ogni modo di dare la grande spallata per riprendersi il potere rimandando i litigi a (eventuale) vittoria ottenuta.
Intanto potete vedere le prove generali in piazza, gli scioperi settimanali organizzati da CGIL & C. con ogni tema buono per attaccare il governo.
Perfino 3,37 miliardi in più per la sanità (peraltro sempre troppo pochi) previsti in finanziaria diventano “tagli” imputati al governo.
Alla fine a sinistra tutte le liti interne saranno sopite, gli accordi programmatici firmati in pompa magna e comunque la stampa compiacente stenderà un velo pietoso su ogni frattura o contraddizione.
In attesa delle “primarie” – salvo che non vengano anche quelle del tutto addomesticate con l’offerta ufficiale a Giuseppe Conte della Presidenza della Repubblica in cambio del suo ok per Elly Schlein a Palazzo Chigi – ciascuno mira intanto ad auto-intestarsi una parte del programma, come d’altronde anche il centro destra sta facendo con la finanziaria; è normale che tutti cerchino visibilità preelettorale sollevando il proprio trofeo personale.
Per esempio i 5 Stelle parlando già nuovamente di “Reddito di cittadinanza”, che in passato è stato il loro cavallo di battaglia, anche se sulla carta costa in partenza la modica cifra di 10 miliardi l’anno.
D’altronde è la “base” grillina a volerlo con il 97,8% di adesioni all’idea, come votato sulla piattaforma di “Nova”.
Ovviamente un reddito di cittadinanza subito ribattezzato ”2.0” visto il disastro precedente, ma anche perché così la sigla piace di più, è moderna e fa più figo, ma sempre di “bonus” si parla e alzi la mano chi – non lavorando – non ambisca comunque ad un buon sussidio gratis a fine mese.
E’ l’idea quella che conta, non la realtà, ma proprio queste saranno le caratteristiche del programma complessivo del “campo largo”: slogan ben vendibili ed accattivanti, anche se poi di impossibile o difficile attuazione visto il loro costo concreto.
Perché resta alla fine il vero problema delle coperture, anche se lo slogan è di colpire le “transazioni finanziarie” e i “grandi patrimoni” oltre che all’adeguamento automatico degli scaglioni IRPEF all’inflazione per superare il fiscal drag.
“Colpire i grandi patrimoni” è un altro modo di chiamare l’odiata imposta patrimoniale, ma in attesa di conoscerne limiti e confini – se mai nel campo largo si avrà il coraggio di parlarne nel dettaglio – l’idea piace e resta nell’aria: fa molto “sinistra sociale”.
Nel complesso, comunque, quello che conta è sottolineare come prevalga a sinistra la volontà di uniformarsi ed allearsi, pronti i leader ad ingoiare tutti i rospi possibili pur di arrivare al risultato “unitario”: l’asticella del 42% è un boccone troppo ambito per lasciarselo scappare.
Così, mentre si lanciano a destra i “distinguo” verso Vannacci rischiando una sconfitta elettorale, speriamo che tutti sottolineino come sia una vera e propria presa in giro pensare ad un’alleanza credibile e che stia in piedi da Renzi alla sinistra più estrema, quella che intanto va in piazza a far cagnara.




























