È sempre più difficile per gli italiani residenti in Venezuela ottenere risposte e servizi dalla propria rete consolare. A Caracas la situazione è diventata particolarmente critica dopo la decisione del Consolato generale d’Italia di sospendere, a tempo indeterminato, gli appuntamenti per il rilascio di passaporti e carte d’identità elettroniche.
Una comunicazione che ha provocato forti reazioni nella comunità italiana e nel mondo politico, tanto da essere successivamente rimossa dalla homepage del sito istituzionale e dai profili social del Consolato.
Nell’avviso pubblicato dalla sede diplomatica si leggeva: «Per il momento non è possibile determinare il tempo stimato per la riassegnazione dei turni».
IL NODO DEI 31 DIPENDENTI
Tra le ragioni della crisi c’è la scadenza dei contratti di 31 impiegati assunti a tempo determinato, incaricati di svolgere attività amministrative e di supporto alle pratiche consolari.
Si tratta di personale reclutato attraverso le risorse del cosiddetto Fondo cittadinanza, istituito nel 2016 anche per rafforzare l’attività della rete diplomatico-consolare. Al momento, secondo quanto riportato, non risultano ulteriori stanziamenti destinati a garantire la prosecuzione di questi rapporti di lavoro.
La questione si inserisce in un quadro già complicato, caratterizzato da una forte domanda di servizi da parte dei cittadini italiani e dalle difficoltà organizzative della sede venezuelana.
A destare preoccupazione è anche l’ipotesi di una più ampia rimodulazione dei servizi relativi a cittadinanze e passaporti, alla luce della legge 11/2026 e della riforma dello Ius sanguinis introdotta con il Decreto legge 36/2025, che ha limitato a due generazioni la trasmissione automatica della cittadinanza italiana.
Su questo possibile collegamento, tuttavia, la Farnesina ha smentito che vi sia una scelta di riduzione dei servizi riconducibile alla riforma della cittadinanza.
LA RISPOSTA DELLA FARNESINA
Interpellato sulla vicenda, il Ministero degli Affari Esteri ha ricondotto la rimodulazione degli appuntamenti a difficoltà organizzative temporanee.
«A fine ottobre – spiegano dalla Farnesina – il Consolato Generale d’Italia a Caracas ha provveduto a una rimodulazione degli appuntamenti per il rilascio di passaporti e Cie a causa di momentanee difficoltà organizzative legate alla scadenza di alcuni contratti di lavoro».
Il Ministero assicura inoltre di essere in contatto con la sede consolare per individuare soluzioni che consentano di ripristinare un servizio efficiente e rafforzare nuovamente il personale.
La Farnesina sottolinea anche che il Consolato «continua a erogare servizi», registrando un incremento del 16% nel rilascio dei passaporti e del 50% delle carte d’identità elettroniche rispetto all’anno precedente.
Un’attività che deve fare i conti con una domanda crescente da parte degli italiani residenti nel Paese, aumentata anche in seguito ai terremoti che il 24 giugno hanno colpito la costa centrale del Venezuela.
PORTA (PD): «UN DISASTRO CHE NON HA PRECEDENTI»
Durissima la posizione del deputato Fabio Porta, eletto nella circoscrizione Estero per l’America Latina.
«Un disastro – dice al Fattoquotidiano.it – che non ha precedenti né comparazioni al mondo. Una situazione già oggetto di diverse interrogazioni parlamentari che fanno seguito a denunce precedenti che avevano evidenziato incapacità e gravi inadempienze nella gestione della nostra rete consolare in Venezuela».
Per Porta, non si tratta di un problema nato improvvisamente, ma dell’ultimo episodio di una crisi che si trascina da tempo.
Il parlamentare collega le difficoltà anche al rientro in Italia dell’ex console Nicola Occhipinti, disposto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani dopo il caso delle presunte irregolarità nelle pratiche di concessione della cittadinanza e dei passaporti nel 2024.
«Quella vicenda si era resa funzionale – osserva Porta – ad accelerare la riforma in materia di cittadinanza. Da mesi è tutto bloccato (le pratiche, ndr) e la situazione risulta insostenibile».
Il deputato richiama inoltre altri episodi che, a suo giudizio, hanno contribuito a compromettere il funzionamento della rete consolare italiana in Venezuela: dal mancato arrivo in Italia dei plichi del Consolato di Maracaibo relativi al referendum sul lavoro del 2025 alla «inopportuna pubblicazione del contatto privato del corriere che provvedeva alla consegna delle buste per il recente referendum sulla giustizia», oltre ad «altre irregolarità già segnalate nelle sedi opportune».
Insieme a Vincenzo Amendola, Laura Boldrini, Giuseppe Provenzano e Lia Quartapelle, Porta ha promosso un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro degli Esteri di «riferire tempestivamente al Parlamento sulle cause dell’interruzione» dei servizi consolari, «sulle eventuali responsabilità e sugli interventi adottati».
LA PROTESTA DEGLI ITALIANI IN VENEZUELA
La preoccupazione non riguarda soltanto i rappresentanti politici. A Caracas la comunità italiana vive con crescente esasperazione una situazione che rischia di rendere ancora più complicato l’accesso a documenti e prestazioni consolari.
Il Comites del Venezuela ha espresso «ferma condanna e profonda preoccupazione di fronte a un provvedimento che viola il diritto dei cittadini italiani a ottenere i propri documenti d’identità e ad accedere ai servizi consolari».
Per affrontare l’emergenza è stata convocata una riunione straordinaria presso il Consolato generale, in viale San Juan Bosco a Caracas, con l’obiettivo di coordinare le iniziative necessarie.
Anche Mario Borghese, vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE), ha denunciato le conseguenze della situazione:
«Siamo in presenza di un improvviso disservizio che determina una situazione critica per i tanti italiani che risiedono in Venezuela».
Dalla comunità arrivano testimonianze di rabbia e delusione. Teresa Fortunato parla di «mancato rispetto verso i connazionali italiani, costretti a mendicare ogni cosa alle autorità e senza risposte».
Gianfranco Di Fatta richiama invece la condizione già difficile di tante famiglie, «già complicata di molte famiglie, intrappolare nella lunga crisi venezuelana».
Non mancano neppure i sospetti sulle reali intenzioni del Governo italiano rispetto alla cittadinanza degli italiani nati all’estero. Pedro Ialente esprime apertamente il proprio timore: «Vogliono concedere sempre meno cittadinanze ai connazionali nati fuori dal territorio italiano».
TORNA LO SCONTRO POLITICO SULLA RIFORMA DELLA CITTADINANZA
La vicenda di Caracas riporta inevitabilmente al centro del dibattito italiano la riforma dello Ius sanguinis e le nuove restrizioni alla trasmissione della cittadinanza.
A riaccendere la polemica è stata anche la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti, secondo la quale la modifica sarebbe stata determinata da pressioni americane.
«Si è cambiata perché lo ha chiesto Trump – ha commentato giovedì la deputata Avs -. L’obiettivo era impedire che i sudamericani potessero entrare negli Stati Uniti con passaporti italiani».
Una ricostruzione contestata dal ministro Antonio Tajani, che ha definito «eccessivamente generosa» la precedente legge sulla cittadinanza, la 91/1992.
Intanto, al di là dello scontro politico e delle diverse interpretazioni sulle ragioni della crisi, resta un problema concreto: migliaia di italiani residenti in Venezuela hanno bisogno di poter contare su servizi consolari efficienti, accessibili e funzionanti.
Non si può chiedere ai connazionali all’estero di rispettare i propri doveri verso lo Stato italiano se poi lo Stato non riesce a garantire loro servizi essenziali.
La comunità italiana in Venezuela, già provata da anni di crisi economica, politica e sociale, non può essere lasciata ad aspettare senza risposte. Ora servono tempi certi, personale e soprattutto una soluzione definitiva.




























