Quando si dice che la cultura non ha prezzo – di Emanuele Esposito

Quando in Italia si parla di cultura tutta la nostra attenzione si spinge subito a considerare quello che il governo fa per non disperdere il nostro patrimonio e soprattutto la nostra identità. A questo riguardo, vorrei raccontare una vicenda non di poco conto che mi ha colpito direttamente. Un amico australiano, che lavora per una società di ricerche e vuole imparare l’italiano perché prossimo ad un incarico importante e delicato in Italia e vuole presentarsi con tutte le carte in regola, mi ha chiesto quale tra  l’Istituto di Cultura italiano e la Dante Alighieri fosse la scuola migliore per acquisire le basi della nostra bella lingua e avere la possibilità di una conoscenza adeguata della cultura del nostro Paese. Bella domanda.

Pur conoscendo indirettamente queste due realtà, non so dare una valutazione specifica su questi due enti; so per certo pero’ che in linea di massima fanno la stessa cosa, promozione della cultura Italiana e quindi anche corsi di lingua. Non sapendo indicare quale di questi fosse la più indicata, il mio amico mi ha spiazzato con un’osservazione semplicissima: perché avete due enti che fanno la stessa cosa? Altra bella domanda! Bisognerebbe chiederlo a chi in questi anni ha garantito ad entrambi gli enti sostanziosi finanziamenti pubblici e nessuno mai ha pensato di accorparli.

La società Dante Alighieri risulta ente morale, l’istituto di cultura e’ un organo collegato al ministero degli Esteri; pare che in entrambi prosperino molti trombati della politica italiana. Visto e considerato che entrambi svolgono la medesima missione non e’ auspicabile unire le forze e magari anche le risorse? Che senso ha avere due soggetti? E se la Dante e’ un ente morale, credo che si possano trovare soluzioni e sinergie comuni in modo tale da poter arrivare ad un unico gruppo di lavoro sotto la regia del ministero della cultura italiano.

A mio avviso oggi l’Italia ha bisogno, per quello che concerne gli italiani nel mondo ma anche per la promozione delle nostre eccellenze, di una regia unica, magari un Ministero degli italiani all’estero che raggruppi tutto il comparto made in Italy, cultura e promozione e problematiche degli italiani nel mondo; non solo le risorse economiche verrebbero concentrate e gestite in maniera più efficace, ma soprattutto si potrebbe fare una pianificazione degli eventi mirata e meglio organizzata. Invece di ritrovarci all’estero con tanti doppioni, come Ice, Camere di Commercio, uffici commerciali dei consolati, Istituti di cultura, Dante Alighieri, Coasit.

Per lavoro mi capita di visitare fiere agroalimentari internazionali ma anche nazionali, e spesso, visitando gli stand dell’Italia, scopro troppe vetrine, quella del ministero delle politiche agricole, consorzi vari, regionali o provinciali della stessa regione e camere di commercio della stessa città. Non credo che tutto questo sia normale.

Tutte queste strutture sono state create negli anni per sopperire a un vuoto politico personale di molti ex politici e amici, ma credo che ormai non possiamo più sostenere situazioni del genere. Chi  governa questo Paese nel futuro dovrà considerare anche questo aspetto: ci vuole unità, sia per l’estero che dentro i nostri confini; per non rischiare che molte buone realtà vengano schiacciate dai tagli ai finanziamenti che ormai siamo abituati a vedere.

Prima che l’erba cattiva si mangi l’erba buona incominciamo a pensare a una medicina. Altrimenti e’ facile creare confusione e non si fa promozione ma solo spreco di danaro pubblico. E diventa difficile rispondere al mio amico che mi chiede quale scuola sia migliore, perché saranno sicuramente entrambe buone ma perché scegliere l’una e non l’altra? Allo stesso modo, perché non entrare nello stand Italia e trovare in un solo spazio tutte le aziende italiane sotto un’unica regia invece di vedere dieci enti che fanno la stessa promozione? Quando riusciremo a fare squadra forse qualche buon risultato a casa lo porteremo, salveremo la cultura e anche qualche azienda.