Quando la tecnologia non aiuta i più deboli – di Leonardo Cecca

Recentemente sono venuto a conoscenza che un contratto di lavoro domestico si può fare solo tramite rete informatica oppure rivolgendosi ad un CAF. Stupefatto, ho voluto provare con mano e, rivolgendomi a ben due sedi INPS del piacentino, con estrema cortesia mi è stato fatto presente che loro potevano solo fornirmi il PIN per entrare nel sito dell’INPS e da lì richiedere e sottoscrivere il contratto prescelto, ma in quanto ad ulteriori informazioni, nebbia assoluta, se non che potevo rivolgermi al CAF di mio gradimento. Vabbè, siamo nel piacentino e la nebbia è di casa.  

Giova far presente che un analogo contratto da me fatto nel 2009 tramite l’INPS, occupa una pagina con tre allegati (fotocopia documento di riconoscimento, della tessera sanitaria e del permesso di soggiorno) ed i bollettini relativi ai contributi vengono inviati direttamente all’INPS.

Per completare la ricerca mi sono allora recato presso un CAF,  ove mi hanno fatto presente che la spesa per il contratto ammonta a 45 €, altrettanti per la chiusura, mentre 350 €/anno servono per la gestione annuale (busta paga, bollettini, tredicesima); certo, per un contratto di 2-4 ore settimanali non è che siano bruscolini.

Orbene, per una fesseria del genere una persona anziana che ha poca dimestichezza con il computer, che magari non ha denaro per acquistarlo, che ha una pensione da fame, oppure chiunque abbia necessità di stipulare un contratto, anche se di modestissima entità, o deve possedere e saper usare un computer oppure si deve rivolgere ad un CAF, con una spesa che, magari, non è lontana e forse anche superiore del compenso annuo da retribuire al lavoratore.

Se questo modernizzare ed informatizzare l’apparato pubblico deve portare inesorabilmente a prendere per il collo i meno fortunati, allora significa che siamo in mano a dei quaquaraquà senza un minimo di dignità. Da peccatore non posso non vedere in questo meccanismo perverso un aiuto ai partiti, ai sindacati ed ai CAF, cioè alla catena di S. Antonio. Il tutto ovviamente pomposamente blaterato come modernizzazione e riduzione dei tempi, sottacendo spudoratamente sul trattamento riservato ai più deboli.