Psicosi ebola, senza soccorsi muore a Madrid

La psicosi per ebola ha provocato una vittima in Spagna: un cittadino nigeriano morto sabato nell’aeroporto madrileno di Barajas per la rottura di uno degli ovuli di cocaina che aveva ingerito, i cui sintomi, scambiati per quelli virali, hanno ritardato i soccorsi. Un caso che ha provocato accese polemiche, con le accuse da parte del ministero della Sanita’ ai servizi di assistenza di Aena, l’ente di gestione aeroportuale, di non aver prestato a tempo i dovuti soccorsi. Ma che e’ la spia del clima di paura esistente in Spagna, dopo il primo caso di contagio dell’ebola nel paese dell’infermiera Teresa Romero, che aveva assistito due missionari rimpatriati dalla Sierra Leone e deceduti, attualmente considerata fuori pericolo e ricoverata all’ospedale Carlo III.

L’uomo, di nazionalita’ nigeriana, ma che non risiedeva da anni nel paese d’origine, era sbarcato sabato, intorno alle 17:00, da un volo della Turkish Airlines proveniente dalla Turchia. Dopo aver passato i controlli della dogana, al Terminal 1 di Barajas, ha cominciato a stare male, con fremiti e convulsioni, ed e’ svenuto, secondo fonti aeroportuali citate dai media. Dopo i primi soccorsi, prestati da agenti della guardia civile e del servizio di emergenza dell’aeroporto, per il timore che si trattasse di un sospetto caso di ebola, e’ stato attivato il protocollo di sicurezza e l’uomo e’ rimasto per terra, in attesa di una squadra medica specializzata in malattie infettive, inviata dal servizio sanitario estero, dipendente dal ministero della sanita’.

Secondo quanto pubblicato oggi dal quotidiano El Mundo, i medici hanno tardato almeno 50 minuti ad arrivare sul posto, mentre i passeggero – secondo le testimonianze citate – e’ rimasto nel luogo in cui era svenuto, senza che nessuno osasse avvicinarsi. All’arrivo, la squadra sanitaria specializzata ha escluso che il nigeriano potesse essere affetto da ebola e ne ha deciso il trasferimento in ospedale, dove l’uomo e’ pero’ giunto cadavere. Dalla successiva autopsia, e’ emerso che il decesso era stato provocato dalla rottura di una delle 26 capsule di cocaina ingerite per introdurle in Spagna.

Fonti della prefettura hanno negato che i soccorsi inviati dal servizio sanitario estero siano arrivati in ritardo, mentre Aena ha confermato l’attivazione del protocollo di sicurezza per sospetto caso di ebola. D’altra parte, dal ministero della sanita’ assicurano che "i medici dell’aeroporto di Barajas avrebbero dovuto assistere il cittadino nigeriano, che non presentava nessun sintomo che facesse pensare al virus" e, al contrario, "presentava una temperatura molto bassa".

Secondo le fonti ministeriali citate dai media, "non c’e’ nessun protocollo che vieta ai servizi medici aeroportuali di prestare assistenza", tanto piu’ che, il passeggero aveva gia’ passato la dogana spagnola e "i medici del dipartimento di Sanita’ estera sono deputati alla protezione sanitaria delle frontiere verso l’estero". Insomma, si sarebbe dovuto chiamare il 112 o intervenire direttamente, senza attivare il protocollo ebola e rischiare un ritardo, risultato fatale per il trafficante nigeriano.