Pistorius fra i singhiozzi, ‘sparai prima di rendermi conto’

"Prima di rendermene conto, avevo gia’ sparato quattro colpi di pistola": questa l’ammissione che Oscar Pistorius ha fatto oggi in aula nel processo per l’uccisione della fidanzata Reeva Steenkamp mentre, con la voce spesso rotta dall’emozione e da veri e propri singhiozzi di pianto, forniva minuziosamente la sua versione dei fatti su quella tragica notte di San Valentino di un anno fa nella sua villa, quando credette di sparare a un ladro nascosto. E per l’occasione si toglieva anche le protesi delle gambe in aula per mostrare in quale posizione si trovasse quando sparo’: posizione che lui ha sempre detto che lo faceva sentire indifeso e impotente, aumentando in lui la paura.

Dopo aver ribadito, guidato dalle domande del suo avvocato, Barry Roux, di essere "molto innamorato di Reeva" e "nutrire piu’ sentimenti per lei di quanti lei non ne avesse" per lui, e che all’epoca del delitto i due avevano cominciato a fare "piani per il futuro", e’ iniziata la ricostruzione dei fatti. Svegliato in piena notte da un "caldo soffocante" e sentendo il rumore della finestra del bagno che veniva aperta fu preso dal "panico", credendo che Reeva fosse ancora nel letto con lui: "Ero troppo terrorizzato per accendere la luce".

"Credo che in quel momento tutto sia cambiato", ha detto alla corte. Sceso dal letto senza avere il tempo di infilarsi le protesi delle sue gambe amputate, Pistorius ha detto di aver afferrato la pistola da sotto il materasso e di essersi diretto, muovendosi sui moncherini, fino a davanti alla porta del bagno, chiusa a chiave.

"Volevo frappormi – ha dichiarato – fra la persona che s’era introdotta a casa mia e Reeva", per proteggerla. "Non sapevo dove puntare l’arma", ha detto, "terrorizzato" dall’idea che l’intruso potesse uscire dal bagno e piombargli addosso in qualunque momento. "Poi ho sentito un rumore in bagno e prima di rendermene conto ho sparato quattro colpi" attraverso la porta del bagno: i quattro colpi fatali che uccisero Reeva. Tornato quindi in camera da letto, non vedendo piu’ la fidanzata nel letto, dice di aver aperto la finestra e di aver gridato aiuto. Poi, resosi conto di cio’ che aveva fatto, ha preso la sua mazza da cricket e ha iniziato a colpire la porta del bagno per sfondarla. Per questa dimostrazione Pistorius, che nella pausa dell’udienza per il pranzo era uscito, si era tolto il vestito indossando una maglietta bianca e un paio di boxer, si e’ sfilato in aula le protesi, portandosi sui moncherini fino a davanti alla porta del suo bagno, esposta di fronte alla corte. Quindi, nel descrivere quando e’ entrato nel bagno, e’ scoppiato in lacrime: "Mi sono buttato su di lei e…", e qui i singhiozzi hanno preso il sopravvento. "Non so quanto tempo sono rimasto li’", ha ripetuto due volte fra le lacrime, "…non respirava piu’…".

A questo punto il giudice ha aggiornato l’udienza a domani. Con il processo entrato nella fase centrale e la deposizione dell’imputato, l’esile versione dei fatti ricostruita dalla difesa dovra’ ora reggere ai controinterrogatori dell’accusa, perche’ Pistorius possa convincere il giudice di aver sparato in buona fede, di fronte a quella che lui percepiva come una minaccia a lui e a Reeva, senza aver prima neanche verificato se la fidanzata fosse ancora accanto a lui nel letto. Dovra’ convincere che nell’intervallo fra i colpi di pistola sparati "alla cieca" attraverso al porta, lei non abbia gridato, segnalando quindi la sua presenza. Dovra’ convincere che i vicini, che nelle loro deposizioni hanno parlato di strilli e litigi provenire dalla villa prima degli spari, hanno preso fischi per fiaschi. Solo cosi’ Pistorius potra’ resistere all’accusa di aver intenzionalmente sparato a Reeva per ucciderla in un raptus, al termine di una lite.