PdL, Quagliariello: se Berlusconi molla il governo noi ce ne andiamo

Gaetano Quagliariello, ministro azzurro, avverte il Cavaliere: "Se molla il governo ce ne andiamo". Lo fa dalle pagine de La Nazione dove spiega: "Il nostro sforzo è per rimanere dove siamo e non certo per convenienza, ma per continuità con la nostra storia politica". Nel caso però i falchi volessero la conta, il ministro per le Riforme Costituzionali dice: "Spero non accada, ma in quel caso ce la giocheremo: la politica è anche rischio, no?". Sulla possibilità di un’alleanza futura tra le due anime del Pdl, Quagliariello afferma: "Perché no? Abbiamo una storia e un leader in comune. Dopo De Gaulle anche i due partiti gollisti si presentarono alleati alle elezioni".

Nella stessa intervista, il ministro racconta: “Martedì eravamo a un passo dal chiudere un accordo con Berlusconi, stanno provando a farlo saltare, perché vogliono che il Cavaliere sia punto di riferimento non di tutto il partito ma solo della loro area. Pensano di cacciarci e di farci fare la fine di Gianfranco Fini. Un’illusione: nessuno di noi rinnegherà mai Silvio Berlusconi e nessuno cederà a tentazioni centriste. Vogliamo solo costruire un partito forte in una coalizione forte che possa legittimamente aspirare a vincere le prossime elezioni politiche".

Per Quagliariello “quando in un grande partito maturano visioni diverse, queste vengono accettate e le diversità vengono regolate”. L’anticipo al 16 novembre del Consiglio nazionale del Pdl "non e’ certo un segnale di pace. Evidentemente, qualcuno non vuole l’accordo interno e intende accelerare la resa dei conti. Mi auguro che le persone che Berlusconi ha attorno non gli facciano perdere una delle sue maggiori doti politiche: il realismo". "In passato – spiega – Berlusconi ha fatto di tutto per tenersi partiti dello 0,5%, non capisco per quale ragione oggi sembri assecondare chi vorrebbe cacciarci".

"Fitto ha dato vita ad una corrente e l’ha chiamata dei lealisti. Ascoltandolo, sembra si sia affezionato al correntismo al punto da volerne il monopolio. E poi ci si contesta di aver proposto le primarie quando c’e’ chi ha chiesto un congresso e chi ha invocato Marina come candidato premier". Per il ministro dunque "il problema di un nuovo candidato premier evidentemente non sfugge neanche a loro. Siamo ad una svolta si sistema, negarlo e cercare di abbattere il governo come fosse un birillo significa non prenderne atto e volersi ridurre a un partitino antagonista". "Noi crediamo – sottolinea – che questo non sia il migliore dei governi possibili, ma sappiamo che i nostri elettori capiscono che dopo questo governo verrebbe qualcosa di peggio sia per il Paese sia per gli equilibri politici. Per questo il 2 ottobre ci siamo opposti a un’operazione sfascista".