PdL, Berlusconi lancia Fitto, ma Letta chiude. Alfano tratta su partito

Scrive La Repubblica: "Berlusconi, almeno finche’ non si arrivi al voto in aula sulla decadenza, ha bisogno di tutta la forza disponibile e di un partito unito. Cosi’, per congelare la guerra interna tra ‘lealisti’ e ‘innovatori’, da un paio di giorni e’ iniziata a circolare un’ipotesi di riassetto dei poteri che metta pace tra le due fazioni. Angelino Alfano, a patto di restare vicepremier e, soprattutto, effettivo numero due di Forza Italia (con poteri non ornamentali), avrebbe infatti espresso la sua disponibilita’ a dimettersi dal Viminale. Se Alfano lasciasse, l’idea del Cavaliere sarebbe quella di una ‘staffetta’ interna al Pdl, anche per dare rappresentanza a quella parte del partito che ora a livello ministeriale e’ del tutto scoperta. Cosi’ un ‘lealista’ o un mediatore andrebbe al ministero dell’Interno – magari Renato Schifani, oppure Paolo Romani visto che Raffaele Fitto ha una condanna in primo grado – e il cerchio sarebbe chiuso con il rientro della superberlusconiana Michaela Biancofiore come sottosegretario. Una soluzione che si scontra tuttavia con la netta opposizione di Enrico Letta all’idea di mettere mano alla squadra di governo. Senza contare che lo scontro interno al Pdl e’ lungi dal trovare una soluzione concordata. Al momento i ‘lealisti’ sono infatti all’offensiva su tutti i fronti, in particolare reclamano a gran voce che tutti i poteri vengano tolti ad Alfano e passati al Cavaliere. E tuttavia Alfano ha gia’ messo in chiaro con lo stesso Berlusconi che lui non intende fare alcun passo indietro o avallare alcun azzeramento di cariche senza garanzie sul futuro e sulla linea di sostegno pieno al governo. La richiesta degli ‘innovatori’ e’ quella di procedere con la nascita di Forza Italia tenendo Berlusconi come presidente (carica onoraria) e Alfano come vice (con le deleghe operative). Ma su questo e’ stallo totale, tanto che l’ufficio di presidenza che avrebbe dovuto dare il via libera al passaggio da Pdl a Forza Italia non e’ stato nemmeno convocato".

Sul Corriere della Sera l’intervento di Alfano sulla legge Severino: "Appuntamento al 29 ottobre. Il primo step in cui verra’ di nuovo affrontato il destino politico del senatore ‘decadente’ Silvio Berlusconi, in attesa che i due anni di interdizione comminati sabato dalla Corte d’appello di Milano vengano accettati dalla difesa o sottoposti al vaglio della Cassazione, sara’ la riunione di quel martedi’. Giorno in cui la giunta del Regolamento del Senato dovra’ discutere se il voto in aula sulla applicazione della legge Severino al caso del Cavaliere, condannato il primo agosto a 4 anni per frode fiscale, dovra’ essere palese o segreto: il primo previsto per questioni di cariche o composizioni parlamentari, il secondo imposto per votazioni relative alla persona come la richiesta di arresto. E’ l’ultimo inceppo procedurale nel cammino dell’applicazione di quella norma sulle ‘liste pulite’ votata come ‘immediatamente’ esecutiva da Pd, Pdl e Scelta civica nella scorsa legislatura. Ma rinnegata dal Pdl che anche ieri con Angelino Alfano avvertiva: ‘Oggi la questione centrale e’ la enorme sproporzione, inaccettabile, tra i due anni stabiliti dai giudici di Milano e i sei previsti dalla legge Severino. Come si fa ad applicare una legge cosi’ afflittiva in modo retroattivo? Noi siamo fortemente contrari a questa applicazione retroattiva e speriamo davvero che il Parlamento e il Pd correggano la propria impostazione’. Una posizione che pero’ non e’ piu’ isolata come quest’estate".