Pd, i punti di Civati per gli italiani all’estero: ombre e luci – di Maria Iacuzio

Chiamatela politica per gli italiani all’estero se volete, ma io non sono d’accordo. Pippo Civati, con dispiacere di chi scrive, tratta i connazionali residenti all’estero anche peggio di Matteo Renzi. Nei sette punti del Documento Programmatico proposto dal coordinamento estero per Civati, per essere chiari, sulla questione IMU non c’è nemmeno una riga. Per lui è giusto che gli italiani all’estero continuino a pagarla, o forse ipotesi più plausibile, il suo programma è principalmente ed esclusivamente volto al corteggiamento del “voto giovanile”. La maggior parte dei giovani, infatti, non possiede ancora una casa e molti di loro non programmano o non possono ancora permettersi, nell’immediato, di comprarne una in Italia. Quindi non prestano tanta attenzione alla ingiusta tassazione IMU per gli italiani all’estero: molti di loro, infatti, non ne sono addirittura a conoscenza.

Certo è che Civati, o chi per lui ha scritto il Documento Programmatico, chiaramente non risiede all’estero, come appare evidente dalla maggior parte delle superficiali e incomplete proposte.

Passiamo ad esaminare i sette punti nei dettagli: al primo punto, propone un’ulteriore riduzione delle sedi consolari in Europa a favore della nascita di uffici consolari. Qui forse non ha visionato a fondo i grossi disagi per gli anziani e le conseguenze per il sistema economico e imprenditoriale italiano. A questo, però, Civati aggiunge qualcosa di buono, sia per i consolati che per i corsi di lingue e cultura italiana, ovvero l’assunzione dei dipendenti in loco con la conseguente parificazione contrattuale (punto 3). Molti direbbero che  non ha scoperto, di certo, l’acqua calda; visto che sono già vari anni che il MAIE promuove l’assunzione degli addetti in loco per i medesimi motivi.

Il secondo punto riconosce che i corsi di lingua e cultura Italiana sono fondamentali per il mantenimento di un rapporto socio-culturale,  ma non segue, purtroppo, alcuna indicazione sul come si intenda strutturarli.

Chi abita e opera sul territorio sa benissimo che a causa dei tagli ai cui sono stati soggetti i corsi di lingua le lezioni d’italiano hanno ormai una cadenza settimanale della durata media di soli 45 minuti. Fatta eccezione per alcune zone, con bassa affluenza, dove i bambini riescono ad avere una lezione di 60 minuti; in altre zone ad alta affluenza, invece, le lezioni vengono ridotte addirittura a 30 minuti.

L’altro limite non considerato né da Civati nè da Renzi è che i corsi di italiano sono principalmente o quasi totalmente di sola grammatica. Non c’è  abbastanza tempo a disposizione,  per prepararli sulla geografia, la storia, l’educazione civica o la letteratura italiana. Certo Civati dimostra la sua sensibilità per i problemi dell’elettorato estero nella richiesta della concessione di diritti radio-televisivi europei (punto 7); e in quella di una semplificazione per le procedure di riconoscimento dei titoli di studio e professionalità (punto 6) senza purtroppo spiegarne le modalità di realizzazione e continuando a dimostrare la sua palese attenzione principalmente per il voto giovanile. Lo stesso dicasi per la richiesta di “revisione del sistema di imposizione fiscale in tema di servizi e concessione di uno status ad hoc per gli Italiani in emigrazione” (punto 5). Sinceramente qui non concede elementi per capire cosa veramente intenda; a quali servizi si riferisce? E quale status ad hoc vorrebbe realizzare?

Bisogna, comunque, spezzare una grossa lancia a favore di Civati: ci troviamo, infatti, perfettamente d’accordo con il suo quarto punto programmatico nel quale sostiene: il rinnovo delle cariche Comites /CGIE entro il 2014; auspica un rafforzamento degli stessi con più giuste responsabilità, capacità ed autorevolezza; e sottolinea la necessità della modifica della legge elettorale per assicurare la legalità del voto estero.