Pier Luigi Bersani, intervistato da L’Unità, ammette: “abbiamo mancato la prova”, adesso almeno “spero che le mie dimissioni servano” a fare chiarezza e ad aiutare il partito a rinascere. Oggi il Pd deve “sostenere con determinazione" l’esecutivo, secondo Bersani, che stoppa quelli che definisce "diktat e pretese senza fondamento" di Berlusconi sul programma di Governo, e ammette gli errori commessi nelle ultime settimane, in particolare nelle votazioni per il Quirinale: "In quel passaggio, nell’inconsapevolezza di tanti di noi, e’ tramontata la possibilità di un governo di cambiamento". Bersani punta il dito contro "l’irrompere di ritorsioni e protagonismi spiccioli" e ammette che, "messi di fronte alla prima vera responsabilità nazionale da quando siamo nati, abbiamo mancato la prova".
Il futuro del Pd? Senza dubbio, dopo le dimissioni di Bersani si apre una nuova fase. Secondo il segretario dimissionario serve "un congresso vero, che sia svincolato dalla scelta di un candidato premier, visto che per la prima volta da quando esiste il Pd un presidente del Consiglio lo abbiamo”, ha spiegato, e si puo’ "avviare una procedura per arrivare a una modifica dello statuto tale per cui non ci sia piu’ coincidenza tra la figura del segretario e quella del candidato premier”. L’apertura del nuovo percorso sara’ l’assemblea di sabato a Roma, che “deve dare un mandato pieno a qualcuno che dovra’ condurci nella fase congressuale e intanto rappresentare il Pd di fronte al Paese. Una figura che goda di un largo consenso e che sia di garanzia per tutti”.
































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