Papa Francesco, messa a Seul come a Santa Marta

Messa nella nunziatura di Seul con le suore coreane, in stile Santa Marta, cioe’ con una breve omelia con espressioni efficaci a commento della Bibbia. Cosi’, a migliaia di chilometri dal Vaticano, papa Francesco vive anche gesti di normalita’ nell’ambito dell’impegnativo viaggio in Corea, denso di impegni. Come noto quando era arcivescovo di Buenos Aires papa Bergoglio ha stretto amicizia con la comunita’ coreana molto presente nel quartiere dove viveva, e ha contribuito a far arrivare in Argentina un gruppo di suore coreane.

Il Papa "sta bene, e’ molto felice per l’arrivo dopo il lungo viaggio e per il modo in cui e’ stato ricevuto, lo abbiamo visto sorridere, non e’ stanco", racconta padre Lombardi.

Calda e composta, la accoglienza dei coreani – di cui solo il 10,7 per cento si professa cattolico – al Pontefice di Roma: salve di cannone e picchetto d’onore all’arrivo in aeroporto, un caldo applauso quando nel pomeriggio nel Salone dei ricevimenti ha tenuto un discorso davanti a autorita’ e Corpo diplomatico, ghirlande di fiori offerte dai bambini, parole di rispetto e sintonia dal presidente della Repubblica, signora Park Geun-hye, che lo ha ricevuto nel Palazzo presidenziale, con il suo tetto ricoperto da 150mila tegole blu, sui tre edifici con le linee slanciate che dal tetto convergono verso l’alto in un triangolo.

La presidente ha donato al Papa una tela ricamata di artigianato coreano, il Pontefice ha ricambiato con una stampa della citta’ di Roma. Giornata anche di incontri personali forti: papa Bergoglio ha ricevuto un gruppo di parenti delle vittime del naufragio del traghetto Sewol, che lo scorso aprile ha inghiottito centinaia di vite, quasi tutte di ragazzi. All’aeroporto invece, oltre alle autorita’, i coreani "comuni" presenti erano tutti cattolici e tutti familiari e discendenti di quei 124 martiri che tra due giorni il Pontefice proclamera’ beati.

In ottima forma, papa Francesco non ha mancato di introdurre qualcuno dei suoi commenti scherzosi, ma non troppo, in alcuni degli appuntamenti della giornata: "La vostra chiesa e’ buona, forte, in sviluppo, – ha detto ai vescovi coreani, nella sede della Conferenza episcopale a Seul – ma dovete essere attenti a non cadere in questa tentazione del carrierismo" e, ricordando che i primi cristiani coreani sono stati laici e non missionari stranieri, ha spiegato che quei laici erano persone che non avevano la tentazione del clericalismo, e del carrierismo", A proposito della chiesa povera per i poveri, sempre ai vescovi, papa Francesco ha commentato che "talvolta la Chiesa, in aree economicamente forti, ha la tentazione dimenticare i poveri", e ha incoraggiato: "la vostra chiesa e’ buona, forte, in sviluppo, dovete essere attenti a non cadere in questa tentazione".