Papa Francesco: mai fare crociate, trionfalismo è peccato

Papa Francesco esorta a non fare mai "crociate", a non brandire la fede "come una bandiera", perche’ "il trionfalismo e’ peccato", e dai cristiani serve piuttosto "una testimonianza umile". Intanto – sempre in tema di testimonianza – raccomanda ai sindaci italiani di stare sempre "in mezzo alla gente", di spendersi per "risolvere i problemi e i bisogni", fino alla "stanchezza", fino a "non poter quasi respirare": proprio "come Gesu’". E’ un Bergoglio a tutto campo quello che interviene sui vari fronti di comunicazione, interviste, udienze, annunci di nuovi viaggi come quelli – ufficializzati oggi – che fara’ il 21 giugno a Cassano allo Jonio, in Calabria, e il 5 luglio a Campobasso e Isernia, in Molise. In particolare, significative le nuove parti dell’intervista ai giovani belgi, trasmessa su una tv fiamminga, di cui oggi e’ stata diffusa la trascrizione integrale, dopo gli stralci di ieri in cui il Papa ribatteva a quanti – soprattutto teocon americani – gli danno del "comunista" per il suo "parlare dei poveri", replicando che questa invece "e’ una bandiera del Vangelo, non del comunismo". E rispondendo a una domanda su come parlare della propria fede, il Pontefice invita a "testimoniare con semplicita’".

"Perche’ se tu vai con la tua fede come una bandiera – spiega -, come le crociate, e vai a fare proselitismo, quello non va". Secondo Francesco, "la strada migliore e’ la testimonianza, ma umile: ‘Io sono cosi”, con umilta’, senza trionfalismo". "Quello e’ un altro peccato nostro – ribadisce il Papa -, un altro atteggiamento cattivo, il trionfalismo. Gesu’ non e’ stato trionfalista, e anche la storia ci insegna a non essere trionfalisti, perche’ i grandi trionfalisti sono stati sconfitti". La chiave quindi e’ la "testimonianza", data "con umilta’, senza fare proselitismo": "e questo non fa paura. Non vai alle crociate". Una testimonianza di stampo puramente cristiano, il Papa la chiede anche ai sindaci, ricevuti oggi nell’udienza all’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia), con alla guida il presidente Piero Fassino, sindaco di Torino. E anche a loro ha sindaco ha indicato niente meno che l’esempio di Gesu’, che "non era sindaco, ma forse l’icona ci serve", ha detto parlando "a braccio" e dopo aver del tutto accantonato il discorso scritto. Per Bergoglio, "non si capisce un sindaco che non sia in mezzo alla gente": dev’essere "un mediatore in mezzo ai bisogni" delle persone", e mai un "intermediario" che "sfrutta le necessita’ delle parti e prende una parte per se’". Il sindaco-mediatore e’ invece "colui che paga con la sua vita per l’unita’ del suo popolo, per il benessere del suo popolo, per portare avanti le diverse soluzioni dei bisogni del suo popolo". E la "stanchezza" che ne segue vede anche "il cuore pieno d’amore", come accadeva a Gesu’ quando veniva circondato dalla folla.

"Cosi’ dev’essere il sindaco con la sua gente – ha esortato il Pontefice -, perche’ questo significa che il popolo, come con Gesu’, lo cerca perche’ lui sa rispondere". L’atteggiamento pastorale di Bergoglio emerge anche dalle scelte delle due prossime visite in Italia, a Cassano allo Jonio il 21 giugno e a Campobasso e Isernia il 5 luglio, entrambe in regioni meridionali ed entrambe di sabato. Nella cittadina calabrese, la cui visita era stata gia’ preannunciata dal vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, il Papa dovrebbe incontrare i genitori del piccolo Coco’ Campolongo, il bambino di tre anni ucciso e bruciato nel gennaio scorso insieme al nonno ed alla compagna di quest’ultimo. A Campobasso e’ invece vescovo mons. Giancarlo Maria Bregantini, capo commissione Cei per il lavoro e gli affari sociali, presule noto per il suo impegno contro la criminalita’ organizzata, incaricato da papa Bergoglio di scrivere i testi per le meditazioni della prossima Via Crucis al Colosseo. Domani, intanto, all’Angelus il Pontefice fara’ distribuire ai fedeli in Piazza San Pietro decine di migliaia di copie tascabili del Vangelo. Poi nel pomeriggio andra’ in visita alla parrocchia di San Gregorio Magno alla Magliana: e qui ancora situazioni di disagio, ancora "periferie esistenziali".