Officina per l’Italia, con il cuore e col cervello – di Marco Zacchera

La scorsa settimana – il giorno dopo la avvenuta scissione nell’ex PDL tra la neo-Forza Italia e il Nuovo Centrodestra – trovandomi già a Roma ho partecipato volentieri all’assemblea di “Officina per l’Italia”, il tentativo di raccogliere a destra più voci per creare una piattaforma programmatica comune nell’area politica che fu di Alleanza Nazionale. Tentativo riuscito visto il livello degli interventi e degli intervenuti con due grosse problematiche ancora da sciogliere, ovvero la difficoltà di poter raccogliere in un unico contenitore le diverse anime della diaspora di AN e la costituzione “vera” di una classe dirigente giovane e rinnovata che sappia darne voce. E’ una strada tutta in salita perché chi come me è vecchio della politica percepisce gli umori, i gruppi, le dinastie, i tappi a far emergere qualcosa di veramente nuovo e capace di raccogliere e non di dividere, ma è l’unica strada percorribile e con uno spazio futuro.

Da una parte, insomma, il “cervello” che spinge a non rendere ancora più critica la situazione del governo che annaspa con molti limiti, ma è l’unica alternativa al disastro almeno nel medio termine. Dall’altra il “cuore” di ritrovare amici, linguaggi, principi che non possono e non devono essere dissolti nel vento e non perché sono sterili ricordi del passato, ma perché sono e saranno ingredienti necessari in ogni società anche del futuro. Proprio la loro mancanza è drammaticamente specchio e causa della crisi nella società italiana e della politica di oggi.

Su tutto incombe il voto sul Cavaliere che in settimana verrà allontanato dal Senato e porterà Forza Italia allo scontro e alla opposizione dura. Posizione sicuramente facile e redditizia dal punto di vista elettorale (sparare contro Letta è come cannoneggiare i passeri) ma – io credo – poco seria nell’interesse del Paese. Facile la demagogia contro le tasse, ma si indichino coperture reali o è demagogia alla Grillo che raccoglie la protesta ma non costruisce nulla.

Giochiamo al cerino di sospendere l’IMU e aumentare la benzina o di pareggiare i conti vendendo il 3% di ENI: dov’è la strategia? Perché un governo di larga coalizione ha senso se ha il coraggio di fare riforme vere e temo che dopo l’arrivo di Renzi alla segreteria del PD saranno altri guai per Letta, perché il dualismo nel partito lo logorerà ancora di più. Alfano dice che per far maturare le nespole occorre un anno di governo ed è un ragionamento razionale, ma le nespole per ora neppure si vedono sui rami.