Niente soldi per la rete consolare, ma per i patronati si trovano sempre

“Il Governo dimostri con maggior coraggio che vuole stare anche con i lavoratori italiani all’estero, quelli che sono via da tempo e i tanti che continuano a partire oggi e hanno bisogno di assistenza, tutela, servizi, accompagnamento, informazioni". L’ha detto il responsabile degli italiani nel mondo del Pd, Eugenio Marino, intervenendo all’evento per i 20 anni della Uim (Unione Italiani nel Mondo). A questo punto tutti si aspettavano un coro di proteste, capeggiato dallo stesso responsabile degli italiani nel mondo di quel partito che forma il Governo,  contro la chiusura di decine e decine di consolati dal 2017 ad oggi. E invece?

Invece, ancora richieste di pompare denaro nel “Sistema patronati” nonostante tutti quelli che ne conoscono a fondo il funzionamento, ne chiedono disperatamente la riforma, il controllo e la trasparenza.

Come si fa a restare ciechi dinanzi all’odierna realtà dei Patronati all’estero, che richiede soprattutto una riconversione professionale di figure che hanno una formazione generica – più a carattere sindacale – chiamate ora a sostituirsi allo Stato, scavalcando pubblici concorsi?

Come si può accettare che, a fronte di decine e decine di chiusure tra ambasciate e consolati, si possa stare ad osservare ancora lo spuntare di sedi di patronato dappertutto, fenomeno ovviamente incoraggiato da circa 20.000 euro annui per la sola esistenza di un “ufficio”, indipendentemente dalla sua attività e produttività?

Come si può restare inermi di fronte alla sottrazione di fondi alle Rappresentanze estere del MAECI, per alimentare un sistema tuttora opaco che offre purtroppo opportunità e spazio per truffe milionarie a danno dei pensionati, come evidenziato dal caso in Svizzera?

Come si fa ad alzare la bandiera bianca di uno Stato che chiude le porte in faccia a milioni di cittadini che sbarcano all’estero il proprio lunario?

MANDANDO FORSE I LAVORATORI ALL’ESTERO DAI PATRONATI?!  CERTAMENTE NO!

A questo punto, se appare lecito chiedere denaro, convenzioni e accordi stipulati sui cadaveri dei consolati ormai chiusi e sulla soppressione di centinaia di posti di lavoro MAECI sulla Rete estera, è altrettanto lecito chiedere che i fondi dello Stato tornino allo Stato e che l’assistenza, la tutela, i servizi, l’accompagnamento, le informazioni – tanto reclamate dal funzionario del PD – tornino ad essere garantiti dalle Sedi statali all’estero che sono solo le ambasciate e i consolati.

CONFSAL UNSA COORDINAMENTO ESTERI