"È del tutto evidente che la principale fonte del disincanto, della sfiducia o del rifiuto verso il disegno europeo e innanzitutto verso l’operato delle istituzioni dell’Unione, risiede nel peggioramento delle condizioni di vita e dello status sociale che ha investito larghi strati della popolazione nella maggior parte dei paesi membri dell’Unione e dell’Eurozona. Il dato emblematico, riassuntivo di tutti gli effetti negativi e traumatici della crisi, è l’aumento della disoccupazione, è l’impennata drammatica della disoccupazione giovanile": non lesina critiche all’Unione europea il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – soprattutto alla politica di austerity -, intervenendo oggi a Strasburgo al Parlamento europeo. Ma, come a riprodurre il clima di tensione già respirato nelle aule romane nei giorni scorsi, il capo dello Stato è stato contestato dagli eurodeputati leghisti, che hanno interrotto brevemente il suo discorso esponendo i cartelli "No euro" e "Euro kills". "Napolitano senza vergogna – afferma il segretario del Carroccio Matteo Salvini -, chi ancora difende questo Euro che ha massacrato lavoro, stipendi e pensioni è in malafede. Il voto di maggio spazzerà via queste euro follie".
Pronta è scattata una "contro contestazione" da parte di molti settori dell’emiciclo, mentre per i tre eurodeputati Salvini, Mario Borghezio e Mara Bizzotto ora potrebbe scattare una sanzione in base al regolamento dell’Europarlamento. Interpellato poi dai giornalisti, il capo dello Stato ha definito le proteste della Lega "assolutamente marginali e modeste, sono le tradizionali proteste della Lega". Nel suo intervento il presidente della Repubblica ha rimarcato la durezza dell’attuale crisi: "Si è spesso osservato che fin dagli inizi l’Europa comunitaria si sviluppò attraverso crisi via via insorte e poi superate : ma si trattò essenzialmente di crisi politiche nei rapporti tra Stati membri della Comunità. Mai – come a partire dal 2008 – di crisi strutturali, nella capacità di crescita economica e sociale, nel funzionamento delle istituzioni, nelle basi di consenso tra i cittadini. Mai era stata, di conseguenza, messa in questione, e radicalmente in questione, la prosecuzione del cammino intrapreso – afferma il capo dello Stato -. Questo è invece il contesto nel quale ci si avvia alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ritengo che perciò si debba considerare la situazione che si è venuta a creare, anche se in misura e in forme diverse da paese a paese come un momento della verità, da affrontare fino in fondo e in tutte le sue implicazioni".
Secondo Napolitano "appare dunque naturale che nel dibattito pubblico e nel confronto politico abbia assunto una netta priorità il tema di una svolta capace di condurre a quell’effettivo rilancio della crescita e dell’occupazione da ogni parte considerato indispensabile e auspicato. Si ritiene cioè che non regga più una politica di austerità ad ogni costo. Quest’ultima ha costituito la risposta prevalente alla crisi del debito sovrano nell’area dell’Euro e ha privilegiato drastiche misure per il contenimento del rapporto deficit-Pil, per il riequilibrio, a tappe forzate, della finanza pubblica in ciascun paese dell’area". Il presidente della Repubblica sostiene "che non si poteva sfuggire alla necessità di definire e rendere vincolante una disciplina di bilancio rimasta gravemente carente dopo l’introduzione della moneta unica" e sottolinea come "l’Italia, in particolare, ha compiuto in questi anni rilevanti sforzi e sacrifici, essendo bersaglio di forte pressione sui mercati finanziari per il livello degli interessi sull’ingente debito pubblico accumulato nei decenni precedenti. E nemmeno il netto miglioramento, sotto questo profilo, raggiunto nel corso del 2013, può spingerci a desistere dall’impegno di progressiva sostanziale riduzione del debito, un pesante fardello che non può essere caricato dalla classe dirigente nazionale sulle spalle delle giovani generazioni".
Il capo dello Stato nel contempo afferma però che "le conseguenze dei severi interventi di stabilizzazione adottati dall’Unione e ancorati ai parametri di Maastricht, hanno avuto ricadute di innegabile gravità in termini di recessione, di caduta del prodotto lordo e della domanda interna specialmente nei paesi chiamati ai maggiori sacrifici. E ciò nonostante scelte coraggiose compiute dalla Bce per contrastare la speculazione sul mercato dei titoli del debito pubblico e per iniettare liquidità nelle molto provate economie dell’Eurozona". Napolitano aggiunge che "la svolta che oggi si auspica da parte di molti non può perciò certamente andare nel senso dell’irresponsabilità demagogica e del ripiegamento su situazioni di deficit e di debiti eccessivi. Essa deve però riflettere la consapevolezza di un circolo vizioso ormai insorto tra politiche restrittive nel campo della finanza pubblica e arretramento delle economie europee, giunte oggi al bivio tra primi segni di ripresa e rischi, se non di deflazione, di sostanziale stagnazione". Conversando poi con i giornalisti, Napolitano ha sottolineato infine che "certamente la situazione di oggi non è quella di due anni fa, per la prima volta stiamo vedendo dei ‘più’: questo significa che ci sono dei segni di ripresa indiscutibili".






























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