“Un momento storico". Con queste parole il ministro degli Esteri libico, Mohamed Abdelaziz, ha annunciato la completa distruzione del suo arsenale chimico, ereditato dal regime di Muammar Gheddafi. "La Libia e’ divenuta totalmente priva di armi chimiche utilizzabili che potrebbero presentare una minaccia potenziale alla sicurezza", ha affermato Abdelaziz. "Questo non sarebbe stato possibile in cosi’ poco tempo senza l’aiuto della comunita’ internazionale e senza il sostegno logistico e l’assistenza tecnica di Canada, Germania e Stati Uniti", ha aggiunto il ministro, alla presenza del direttore generale dell’ Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), Ahmet Uzumcu, e degli ambasciatori di questi Paesi. Uzumcu si e’ congratulato per il "buon esempio di cooperazione internazionale ora ristabilita in Siria al massimo livello" e ha reso noto di avere visitato oggi la citta’ di al-Roagha a 700 km a sud della capitale, dove si trovava il piu’ grande stock di gas mostarda.
La Libia ha iniziato a eliminare le sue armi chimiche dal 2004, gia’ sotto Gheddafi, dopo essere entrata a far parte dell’Opac. In quell’anno possedeva 13 tonnellate di iprite, ma il regime aveva assicurato di avere distrutto le munizioni che ne permettevano l’utilizzo. Dopo il 2004 e’ stato ufficialmente distrutto il 54% delle riserve di quel gas, il 40% dei prodotti chimici usati per la fabbricazione delle armi e oltre 3.500 bombe destinate a lanciare prodotti chimici tossici. Il processo – sotto il controllo degli esperti dell’Opac – si e’ poi interrotto all’inizio della rivoluzione contro Gheddafi nel 2011 e poi ripreso nel dicembre del 2012. Per accelerare le operazioni, Tripoli ha poi firmato un accordo con Washington nel settembre del 2013. In questa ultima fase del processo di distruzione, oltre agli Usa, hanno anche partecipato la Germania e il Canada. La Libia dispone comunque di un concentrato di uranio nei suoi depositi di Sebha, nel sud, che e’ pero’ stato messo in sicurezza dall’Aiea.






























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