“I centri per migranti in Albania sono un fallimento totale”. È un giudizio netto quello espresso dal leader di Azione, Carlo Calenda, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale ha criticato duramente la gestione del Governo Meloni sul fronte dell’immigrazione.
Secondo Calenda, nessun altro Paese europeo ha scelto di realizzare centri per il rimpatrio dei migranti all’estero, definendo il progetto italiano eccessivamente costoso e poco efficace.
“I numeri parlano chiaro”, ha affermato il leader centrista. “In due anni nei centri in Albania sono transitati circa 600 migranti e soltanto 111 sono stati rimpatriati, a fronte di una spesa annua di circa 150 milioni di euro. Significa quasi tre milioni di euro per ogni rimpatrio effettuato”.
Calenda ha poi criticato anche la decisione del Governo italiano di sospendere l’applicazione del Trattato di Schengen nei confronti della Spagna dopo la crisi migratoria di Ceuta.
A suo giudizio si è trattato di una misura “priva di senso” e contraria allo spirito di solidarietà europea.
“La Spagna si trova oggi sotto pressione migratoria, proprio come accadde all’Italia nel 2016”, ha osservato, sottolineando però che la situazione di Ceuta presenta caratteristiche differenti rispetto ad altri confini europei, trattandosi di un’enclave spagnola in territorio africano.
Nel corso dell’intervista il leader di Azione ha rivolto critiche anche all’evoluzione politica del centrodestra.
Secondo Calenda, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni starebbe inseguendo le posizioni del generale Roberto Vannacci, avvicinandosi alle correnti della destra radicale internazionale. Un atteggiamento che, a suo avviso, dovrebbe far riflettere anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
“Fossi in Tajani mi porrei un problema”, ha dichiarato, sostenendo che il leader di Forza Italia finisca ormai per seguire ogni scelta della presidente del Consiglio.
Le critiche di Calenda non hanno risparmiato neppure il centrosinistra.
Secondo il segretario di Azione, le forze progressiste continuerebbero a limitarsi alla contestazione delle politiche del Governo senza avanzare proposte concrete sui temi della sicurezza e dell’immigrazione.
Proprio per questo, ha concluso, sarebbe necessario costruire un nuovo polo politico capace di riunire europeisti, liberali e popolari, offrendo un’alternativa ai cittadini moderati che oggi, a suo giudizio, non si sentono rappresentati né dalla maggioranza né dall’opposizione.





























