Importante novità per i lavoratori italiani e cittadini dell’Unione europea che svolgono la propria attività in Italia ma hanno figli residenti all’estero. Con la circolare INPS n. 81/2026, infatti, l’Assegno unico universale viene esteso anche ai figli fiscalmente a carico che vivono in un altro Paese dell’Unione europea.
La modifica interessa in particolare migliaia di lavoratori frontalieri, soprattutto nelle regioni di confine come Lombardia, Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, dove la mobilità tra Stati europei è particolarmente elevata.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, la platea potenziale dei nuovi beneficiari è stimata in circa 50mila persone, che possono ora presentare domanda all’INPS per ottenere il sostegno economico.
La novità nasce dall’articolo 7-bis del decreto PNRR (Dl 19/2026), introdotto con la legge di conversione n. 50/2026 per chiudere una procedura d’infrazione aperta dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia.
La riforma elimina uno dei principali requisiti previsti dalla normativa precedente: non sarà più necessario dimostrare una residenza in Italia di almeno due anni, anche non continuativi. Cade inoltre l’obbligo che i figli risiedano sul territorio italiano.
Da oggi, quindi, il diritto all’Assegno unico viene riconosciuto anche quando i figli vivono in un altro Stato membro dell’Unione europea, purché risultino fiscalmente a carico del richiedente.
Si tratta di un cambiamento significativo, perché la normativa sposta il criterio principale dal requisito della residenza a quello dell’attività lavorativa svolta in Italia, adeguando così la disciplina nazionale ai principi della libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione europea.
Per gli italiani residenti all’estero e per le famiglie che vivono quotidianamente una dimensione transfrontaliera, la misura rappresenta un passo avanti verso una maggiore tutela dei diritti sociali e un allineamento della legislazione italiana alle norme europee.



























