Mediaset, Cassazione: ‘giusto non attendere Consulta’. Legali Berlusconi: ‘motivazioni non condivisibili’

Non ha ‘alcun pregio’, secondo la Cassazione, la doglianza sollevata da Silvio Berlusconi nella sua istanza di trasferimento dei processi milanesi a Brescia, che il collegio di appello sul caso Mediaset non abbia ritenuto ‘necessario o soltanto opportuno attendere la decisione della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione denunciato dalla Presidenza del Consiglio’. Conflitto sollevato perche’ il Tribunale di Milano non aveva differito l’udienza del 1 febbraio 2010 per ‘legittimo impedimento’ dell’allora presidente del Consiglio, e il cui verdetto e’ atteso entro il prossimo mese.

La Sesta Sezione penale della Cassazione nell’ordinanza sulla rimessione pubblicata oggi, sottolinea che ‘la Corte d’Appello non ha alcun obbligo normativo di sospendere sine die il processo in corso’ e inoltre ‘il delineato timore di compromissione dell’intero processo appare piu’ una recondita aspettativa del senatore Berlusconi che un rischio effettivo di un simile esito’. 

I LEGALI DEL CAV, MOTIVAZIONI CASSAZIONE NON CONDIVISIBILI ‘La motivazione della Corte di Cassazione in merito alla richiesta di spostamento del processo a Brescia non appare in alcun modo condivisibile e i successivi accadimenti, in particolare la decisione assunta dalla Corte di Appello di Milano, dimostrano la fondatezza delle ragioni del presidente Berlusconi’. Lo dichiarano in una nota i legali di Berlusconi, gLi avvocati Niccolo’ Ghedini e Piero Longo. Inoltre, ‘a proposito della sentenza della Corte di Appello di Milano, si deve sottolineare – proseguono – come nella motivazione depositata quest’oggi le argomentazioni utilizzate siano del tutto erronee e sconnesse rispetto alla realta’ fattuale e processuale e saranno oggetto di impugnazione nella certezza di una ben diversa decisione nel prosieguo del processo che riconoscera’ l’insussistenza del fatto e l’estraneita’ del presidente Berlusconi’.

GIUDICI, BERLUSCONI HA GESTITO ENORME EVASIONE FISCALE Nelle carte del processo d’appello sui diritti tv di Mediaset ‘vi e’ la prova, orale e documentale, che Silvio Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale dell’enorme evasione fiscale realizzata con le societa’ off shore’. E’ quanto sottolineano i giudici della Corte d’appello di Milano nelle motivazioni della sentenza di condanna a 4 anni emessa a carico di Silvio Berlusconi al termine del processo di secondo grado sui diritti tv di Mediaset. Il collegio presieduto da Alessandra Galli indica proprio in Berlusconi il promotore del sistema di societa’ off shore che avrebbe permesso a Mediaset di accumulare fondi neri all’estero ed eludere il fisco italiano grazie ai prezzi gonfiati dei diritti tv acquistati in Usa: ‘Era riferibile a Berlusconi – puntualizzano le toghe milanesi – l’ideazione, la creazione e lo sviluppo del sistema che consentiva la disponibilita’ di denaro separato da Fininvest ed occulto al fine di mantenere ed alimentare illecitamente disponibilita’ patrimoniali estere presso conti correnti intestati a varie societa’ che erano a loro volta amministrate da fiduciari di Berlusconi’. Cosi’ il sistema dei diritti tv di Mediaset ‘si scrive in un contesto piu’ generale di ricorso a societa’ off shore anche non ufficiali ideate e realizzate da Berlusconi avvalendosi di strettissimi e fidati collaboratori’. I giudici della Corte d’appello di Milano, insomma, non hanno dubbi sulle responsabilita’ dirette di Berlusconi: ‘Non e’ verosimile – scrivono a questo proposito nelle motivazioni – che qualche dirigente di Fininvest o Mediaset abbia organizzato un sistema come quello accertato e, soprattutto, che la societa’ abbia subito per 20 anni truffe per milioni di euro senza accorgersene’. Il sistema delle societa’ off shore e’ stato ideato ‘per il duplice fine di realizzare un’imponente evasione fiscale e di consentire la fuoriuscita di denaro dal patrimonio di Fininvest e Mediaset a beneficio di Berlusconi’.