Lo scorso 14 gennaio Matteo Renzi durante la trasmissione "Le invasioni barbariche" così si esprimeva nei confronti di Napolitano: "Oggi è stato emozionante perché sono passati 9 anni da quando è arrivato Napolitano. Credo che tutti riconoscano a questo presidente il fatto che ha segnato un’epoca, a mio giudizio in modo straordinario".
Ora, per quanto riguarda la futura nomina del Capo dello Stato, continua a ripetere che deve essere una persona di alto profilo, super partes e condiviso da tutte le forze politiche. Se si pensa che queste esternazioni sono state fatte da un personaggio che pubblicamente sosteneva di non volere l’incarico di segretario, mentre si adoperava per scalzare i papabili, e lo stesso ha fatto per quanto concerne la nomina a premier, qualche dubbio circa la sincerità di Renzi può venire.
Se costui non si è accorto, o meglio, fa finta di non accorgersi che oramai il Pd è sul punto di sbriciolarsi, è tutto dire.
Quello che però deve far preoccupare è che secondo il suo "alto" pensiero Napolitano è stato un Presidente neutrale; possibile che questo gran comunicatore fiorentino, che non perde occasione per tagliare nastri, inaugurare, parlare alle scolaresche, non abbia fino ad oggi avuto un secondo di tempo per pensare ai tre governi nefasti (uno è il suo) che Napolitano ha imposto – lasciamo perdere le illazioni sul ribaltone -, fregandosene del voto degli italiani?
Sarebbe opportuno, ripeto sarebbe, che Renzi la smettesse con le esternazioni, più da venditore di lacci da scarpe alle fiere paesane e con le sue quotidiane comparsate e dicesse chiaro e tondo agli italiani che le sue preferenze per il Colle vanno per una persona alla Napolitano, cioè che sia di sinistra, super partes a parole e partigiano nei fatti.





























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