Ma a Matteo Renzi conviene restare nel Pd? – di Antonio Gabriele Fucilone

Le recenti dichiarazioni del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sono una novità. Egli ha affermato di essere favorevole ad un accordo tra Partito Democratico e Popolo della Libertà per fare il governo. Le sue parole sono condivisibili. Con grande responsabilità, il Popolo della Libertà e la Lega Nord si sono detti favorevoli a fare il governo con il Partito Democratico. Purtroppo, però, il leader del suo partito, Pierluigi Bersani, è contrario. Ora, il problema di Matteo Renzi è quello di essere nel Partito Democratico. Di fatto, queste sue affermazioni certificano che nel Partito Democratico si sono create due fazioni, la sua, che è favorevole ad un accordo con il Popolo della Libertà, e quella "bersaniana",  che è contraria. Anzi, di fatto c’è un partito nel partito. Molti vedrebbero bene Renzi come candidato premier del Partito Democratico al posto di Bersani. Ma Renzi potrebbe fare il candidato premier a condizione che egli diventi  il "burattino" della sinistra, che è rappresentata dall’area ex-Partito Comunista Italiano del Partito Democratico e di tutta quella vecchia "nomenclatura" che si è ancorata intorno a Bersani. Se Renzi non facesse una cosa del genere, verrebbe subito "bruciato" dalla stessa dirigenza del suo partito. Egli dovrebbe sperare che cambi la dirigenza del Pd. Altrimenti, l’unica cosa che potrebbe fare è lasciare il Partito Democratico e fondare un nuovo soggetto politico. Il caso di Matteo Renzi dimostra che il nostro panorama politico è molto complesso e confuso e bloccato più da veti personali che questioni politiche. Intanto, l’Italia affonda.