M5S, gruppo lombardo crea ‘Il Grillo parlante’: diffidati

Diffida all’utilizzo del nome Grillo per un gruppo di attivisti lombardi del Movimento che a novembre sono riusciti da dare vita al numero zero de "Il Grillo parlante" lombardo, periodico costituito dal gruppo di comunicazione degli attivisti locali. La diffida e’ arrivata dall’ufficio legale del leader M5s in riferimento "alle attivita’ di informazione e propaganda politica e sociale" svolte con la creazione del periodico "che si propone di accreditarsi come punto di riferimento giornalistico del meet up del M5s e dei militanti di quest’ultimo, quantomeno sul territorio della Lombardia".

Nella diffida lo studio legale ricorda ad un gruppo di sei attivisti che "il nome e i segni distintivi" del Movimento sono proprieta’ esclusiva di Beppe Grillo e che il loro uso e’ riservato a quanti "abbiano ottenuto la certificazione di una lista di candidati in vista di una consultazione elettorale" unitamente ad una "specifica autorizzazione" all’utilizzo. I legali di Grillo ricordano che gia’ in altre due occasioni il Tribunale di Roma ha riconosciuto l’illiceita’ dell’uso del nome Grillo per iniziative non autorizzate in quanto potenzialmente lesive del suo nome e della sua immagine. La diffida ha colto di sorpresa gli attivisti che, tuttavia, sospettano possa essere legata ad un documento elaborato dal gruppo, e sottoscritto dall’84% dei votanti, dopo i risultati delle europee. Nel documento, un ‘Contributo del Gruppo di lavoro Comunicazione’, si esprimevano dubbi sulla strategia comunicativa utilizzata in campagna elettorale, definita "troppo aggressiva" al punto di "spaventare" potenziali elettori; l’eccesiva identificazione del Movimento con i suoi fondatori di cui viene riconosciuto "senza ombra di dubbio il ruolo fondamentale" ma per cui si paventa il rischio di uno sconfinamento nel "culto della personalita’" e una conseguente poca visibilita’ degli eletti. Nell’analisi si riscontrava anche un eccesso di tono nella comunicazione, troppo "urlato, violento, distruttivo e negativo" e si iniziava ad auspicare (il documento risale a giugno) un maggior uso del canale televisivo per raggiungere un maggior numero di persone. Si lamentava anche una insufficienza di "reale democrazia interna e partecipazione", cosi’ come l’utilita’ del blog come strumento piu’ adatto a "sviluppare il dibattito".

La denuncia dei fatti arriva da una mail, firmata, di uno dei componenti del gruppo che lega i due fatti ricordando che all’idea di dare vita al periodico si era arrivati "dopo un dibattito serio, durato diversi mesi ed in modo totalmente trasparente ed un confronto con altre realta’ simili presenti nel Movimento" fino ad arrivare a darsi "una organizzazione interna, con un gruppo di redattori, un sistema di finanziamento autonomo, una distribuzione logistica verso i Meet Up ed anche le edicole: insomma stavamo per lanciare questo progetto importante, quando……" e’ arrivata la diffida.

"La delusione e la frustrazione – scrive l’attivista – prende molti di noi, che non capiscono perche’ farci scrivere da un avvocato, invece di parlarci e discutere politicamente, come parte della stessa realta’ di Movimento, con trasparenza e correttezza. Per quanto riguarda me (non so gli altri, ma ribadisco che questo email e’ mio e solo mio) – conclude – si e’ oltrepassato il limite, negando gli ideali stessi e i principi di democrazia partecipata fondanti del M5S".